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FINCHE' MORTE NON VI SEPARI

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 25 gen
  • Tempo di lettura: 7 min

Occorre domandarsi il motivo per cui gli Uxoricidi crescono affiancando il fenomeno dei femminicidi. Ha ancora senso il matrimonio? Verso quale declinazione sociale ci stiamo dirigendo?


In “Sonata a Kreutzer” Tolstoj sembra fare l'occhiolino al marito tradito che, in una lunghissima notte trascorsa in treno, motiva le ragioni del suo delitto: le più che argomentate motivazioni di un uxoricidio nei confronti di una moglie a cui aveva dato tutto, comprese le lezioni di musica che avevano avviato la moglie al tradimento.

Lo stesso autore, fortemente cristiano ortodosso, racconta la storia di Anna Karenina che al comprensivo e pazientissimo consorte Karenin fa infine perdere le pazienza a causa della lunga e tormentata passione per il giovane Vronsky.

Karenin non uccide ma Karenina muore stritolata dal rimorso e, soprattutto, da una locomotiva in un finale in cui l'ortodosso Tolstoj vede la mano della Provvidenza e della Coscienza in combutta per la Nemesi.

L'Uxoricidio, da millenni, si è dimostrato un modo abbastanza rapido per risolvere controversie domestiche che sarebbero risultate infinite seguendo le procedure legali, tanto che per decenni la normativa pare aver agevolato la prassi assicurando che il “delitto d'onore” era meno delittuoso di altri delitti e, in quanto tale, meno punibile rispetto ad un qualsiasi altro omicidio.

Al tempo la formula matrimoniale “finchè morte non vi separi” veniva presa alla lettera.


Sul concetto di fedeltà

Il matrimonio è un contratto e come tale regola diritti, obblighi e doveri tra le parti.

In quanto “contratto” è un'istituzione che si avvalora di fronte ad un ufficiale e a testimoni e può essere sciolto solamente mediante un dispositivo operato da un magistrato.

Il matrimonio nasce come forma normativa tesa a affermare, costruire, generare, conservare un Patrimonio e trasmetterlo attraverso l'asse ereditario riconosciuto, in passato al primogenito di sesso maschile, oggi in quote determinate virtù delle relative norme ereditarie.

In quanto tale, quindi, afferma alcune forme di “proprietà” cogestite come, soprattutto, la potestà sui figli, beneficiari primari del successivo asse ereditario, ovvero del patrimonio.

Capisco che leggere il matrimonio nella sua più cinica modalità, quella economica, trascurando aulici elementi quali amore e passione possa sembrare riduttivo, ma questa parte conta molto nella comprensione dello sviluppo delle cose.

Il codice civile prevede ancora, tra le clausole matrimoniali, il concetto di Fedeltà tra gli obblighi coniugali – concetto necessario per avvalorare la regolarità dell'asse ereditario - così come in qualche modo rimane affermato tra le righe il concetto morale di “consenso al consumo dei rapporti matrimoniali”, consenso che, di fatto, quando negato ridurrebbe la ricerca di soddisfazione del rapporto in un pericoloso altrove generando, inoltre, pericolose discendenze illegittime comunque tese a richiedere parte della proprietà.

Al centro del contratto matrimoniale si trova, pertanto, l'indissolubilità del Patrimonio e non l'amore.

Fatto sta che quando la passione iniziale tra i coniugi si traduce, come ovvio, in consuetudine, nella società contemporanea non è affatto difficile assumere distrazioni, cercare nuove motivazioni ed esperienze e, contestualmente, cercando altrove la soddisfazione al proprio desiderio si rinuncia ad offrire al partner l'agognato rapporto mandando in crisi l'intero castello matrimoniale.

E succedono i pasticci.

Si dovrebbe, forse, definire diversamente il matrimonio trasformandolo da contratto a tempo indeterminato in uno a tempo determinato, quadriennale rinnovabile, o forse bisognerebbe togliere la clausola di fedeltà dagli obblighi coniugali rendendo la “libera scelta della fedeltà” elemento portante del rapporto diversamente da un obbligo normativo che, di per sé, diviene una poco sopportabile catena.

Questo però non basta a spiegare i motivi della crescita della violenza.

Maschio declassificato e ansia da prestazione

E' in corso la declassificazione del maschio. Operazione piuttosto brutale nei modi e nei tempi che retrocede il maschio dal suo ruolo antico di Pater Familias a Genitore X, da portatore esclusivo di risorse a condivisore di risorse, insomma da Amministratore unico a consigliere nel CDA domestico e questo regresso in termini di potere definisce anche la sua “sostituibilità” quando non risponda più alle aspettative della coniuge. Avendo perso centralità di ruolo e unicità contributiva il maschio ha perso potere e privilegi, divenendo, quando superato nei fatti o nelle capacità, oggetto criticabile e sostituibile. L'ansia da prestazione maschile, non solo sul piano sessuale ma anche e soprattutto sul piano economico e sociale, è divenuta per molti intollerabile.


Abbandono e Tradimento

La maggior parte dei casi di cui l'opinione pubblica viene rendicontata riguarda reazioni violente davanti al possibile abbandono, abbandono non raramente conseguente un tradimento che offre nuove prospettive a chi ha, col suo tradire, ha tradito la fedeltà di cui si scriveva poco sopra.

La richiesta di Abbandono (spesso intesa in termini di separazione) manifesta allora due elementi coincidenti per il maschio: un tradimento vissuto più o meno consapevolmente e una retrocessione valoriale inappellabile.

Se molte persone sanno sopportare il tradimento, pensiamo al Karenin marito di Anna Karenina che portava con eleganza e distinzione il suo palco ornamentale, altra materia è la retrocessione sociale, la svalutazione valoriale che per quasi tutti si rappresenta come inammissibile e inaccettabile.

Inoltre non dimentichiamo che nel linguaggio comune il coniuge è detto mio marito o mia moglie e non possiamo non dare a quel possessivo (mio-mia) il peso rilevantissimo che assume nella psiche di ognuno.

Mio-Mia significa appartenenza e possesso, estensione di un sé psicologico che include le diverse aree del possesso (casa, abiti, oggetti, affetti). Affermare una volontà altra di separazione significa privare l'escluso di una consistente area psicologica di estensione del sé.

Una privazione, un' amputazione psicologica del soggetto che a quella violenza si ribella esercitando a sua volta una violenza fisicamente determinata.


Perchè le donne abbandonano?

La stragrande maggioranza delle cause di separazione, oltre il 75%, è intentata dalle mogli.

Lecito allora domandarsi se siano i mariti a diventare in larga misura inetti, monotoni e pieni di difetti nel corso del matrimonio o se non siano piuttosto le signore a modificare le attese, le aspettative, le necessità di soddisfazione nel medesimo periodo.

Credo opportuno domandarsi se il matrimonio produca un effetto di rimbecillimento maschile di massa o se non siano altre le determinanti il collasso della relazione e se queste non debbano essere cercate in crescenti o diversificate aspettative di vita da parte delle signore mogli.

So bene che esistono anche casi limiti di sopraffazione e violenza domestica da cui le vittime fuggono, scappano e cercano rifugio, ma la casistica divorzile le indica come minoritarie.

A fare la parte prevalente sono mogli che si affermano deluse, che presentano il coniuge come un selvaggio, sorta di marajà a capo di un harem in cui la moglie è ancella, maschio incapace di ascolto e comprensione, brutale negli atteggiamenti e sottrattore di attenzioni e di risorsse.

E tali signore trovano sovente magistrati attenti alle loro ragioni e sordi alla difesa. Magistrati che cedono alle richiedenti tetto coniugale e assegno di mantenimento, ignorando le motivazioni profonde, le cause originanti, le delusioni sperimentate dai mariti, le scene di isteria verbale echeggiate in cucine e salotti, i rifiuti reiterati al dovere coniugale, gli insulti gratuiti e mortificanti a volte pubblicamente espressi.


Uxoricidio o Femminicidio?

Le parole sono pietre, affermava qualcuno, e la nuova forma lessicale che va sostituendo al termine Uxoricidio (uccisione del coniuge) con Femminicidio (uccisione di una donna) sottolinea il baratro che si va scavando tra i due generi ad affermare non tanto il dramma coniugale che, purtroppo, da sempre esiste ma l'intenzione del maschio ormai additato a belva sanguinaria di sopprimere la femmina, vittima sacrificale del patriarcato.

Le parole, in questo modo, assumono rilevanza sociale e politica: allontannano i generi e incrementano la conflittualità invece che ricercare integrazione e assimilazione.

Nel lessico attuale si individua un preciso schema politico che ha nella riduzione ai minimi termini della rilevanza del genere maschile uno dei propri elementi principali.

Perchè? Ma perchè il maschio, e soprattutto il maschio adulto, è uno scarso consumatore rispetto ad altre modalità dell'essere. Sono le donne e l'apparato LGBTQ ad essere, per definizioni, grandi consumatori e in un'economia di mercato dove solo il denaro ha titolo chi consuma ha diritto a ritenersi prevalente. Così i maschi assumono il ruolo dei vecchi e vengono emarginati a causa dei livelli minimi di consumo.


Che fare?

Potrà apparire paradossale al lettore ma …

Per ridurre gli uxoricidi non c'è altra soluzione che eliminare il matrimonio, ma soprattutto per ridurre la violenza di genere non c'è che abbattere il valore sociale e psicologico della relazione affettiva.

Domandiamoci perchè nelle tribù degli scimpanze dove i rapporti sono gerarchici, con i maschi in perenne competizione per il dominio e le femmine in perenne competizione per essere scelte dal maschio dominante, esiste un'endemica e costante violenza mentre in quelle dei bonobo, in cui la sessualità è libera e aperta, la violenza è pari a zero.

Potremmo imparare molto dal mondo animale e dai primati che tanto ci sono simili e forse, rileggendo i volumi di Bauman sull'affettività liquida, la parte più moderna della società si sta già avviando a quel diverso modo di intendere la relazione: un modo non gerarchico, libero e libertario, fatto di condivisione d'esperienze trasgressive e di fluidità pulsionale, di rottura degli schemi tradizionali e di poliamori plausibili, di rispetto per le esigenze soggettive e di assenza di fondamenti proprietari. Il tutto in un clima di transitorietà ed episodicità che toglie il vincolo della perennità alla relazione.

Potrebbe essere davvero, quella che si va delineando, una bella, nuova Società?



La Società Ludica

Quella che si comincia a intravedere è la Società Ludica, erede della Modernità Liquida baumiana, che ho descritto nel saggio “Società e Sessualità”, un modello di aggregazione umana palesemente in antitesi rispetto a quel modello di Sobrietà che promuovo nei saggi di filosofia morale.

Si tratta di una Società in cui larga parte delle operazioni economiche basilari vengono svolte dalle o con l'ausilio delle macchine o dell'Intelligenza Artificiale e si regge sull'IperConsumo, un consumismo parossistico e inebriante necessario a mantenere efficienti i meccanismi sistemici dell'economia. All'interno di quel modello ogni ostacolo al consumo deve essere limitato mentre, nel contempo, si promuovono stili di vita ad alto tenore di spesa e si sperimenta l'area vasta delle emozioni possibili e percorribili di cui la Sessualità polimorfa è splendida rappresentazione. Semplici rappresentazioni anticipatorie della Società Ludica sono oggi i fenomeni del turismo di massa con l'emersione di Overtourism e Overcrowding, del consumo di sostanze stupefacenti, dello sviluppo del fast fashion, di abbonamenti televisivi e di gaming, così come lo scrolling ossessivo durante la fruizione dei social network.

L'indirizzo alla struttura della società è imposto dalle necessità dell'economia, pertanto nella Società Ludica che si avvicina l'antico modello famigliare e coniugale, di gestione e conservazione del patrimonio in vista della sua trasmissione ereditaria, si rappresenta come inapplicabile e antitetico.

Il matrimonio, come base della famiglia nucleare a sua volta simulacro e rappresentazione della Società, è destinato all'estinzione.


Per chi fosse interessato ad approfondimenti tematici suggerisco i seguenti titoli

Società & Sessualità www.amazon.it/dp/B0D2W81M8N

Etica della Sobrietà e Società Ludica www.amazon.it/dp/B0BRLT8ZL8


2 commenti


Linda Parroco
27 gen

Questo era il commento: Sono cresciuta in un contesto patriarcale, dove i ruoli erano chiari, netti, non negoziabili. L’uomo portava il pane, la donna teneva insieme la casa, i figli, le emozioni di tutti. Quel modello dava ordine, ma aveva un costo altissimo: il silenzio femminile.

Non era armonia, era adattamento.

Leggendo questo testo riconosco molte cose vere: il matrimonio è stato a lungo un’istituzione patrimoniale più che affettiva; la fedeltà nasce come garanzia economica prima che morale; il maschio oggi vive una perdita di centralità che genera spaesamento. Tutto vero.

Ma da qui a farne la matrice esplicativa della violenza, il passo è pericoloso.

Il problema non è che le donne “alzano le aspettative”: è che per la prima…

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Gilberto
Gilberto
27 gen
Risposta a

ti ringrazio. un commento prezioso

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