ZIVAGO, HOLLYWOOD E RIVOLUZIONE

Poche cose fanno male alla letteratura come le riduzioni cinematografiche holliwoodiane. Nel caso del Dottor Zivago, il capolavoro di Pasternak in cui “il personale è politico”, il danno fu rilevante. Ma quello di Hollywood è metodo e calcolo politico.
Rileggere Pasternak oggi, a distanze storiche siderali dai tempi dell'Unione Sovietica e della guerra fredda, rende tangibile l'effetto del trascorrere del tempo, dell'evolvere della Storia.
In Pasternak, nel romanzo “Il Dottor Zivago”, in cui è opportuno ricordare che la parola Zivago , significa “Vivo” in lingua russa, “il personale è politico”, come si proclamava negli anni 70, gli anni della grande contestazione europea.
Il protagonista del romanzo è un giovane di ottima estrazione sociale, medico e sostenitore della necessità di cambiamenti strutturali della politica sociale e economica russa, favorevole a quella rivoluzione ideale ipotizzata da Tolstoj, una via di mezzo tra socialdemocrazia e comunitarismo cristiano ortososso, in cui l'eccessivo divario nella ripartizione delle ricchezze deve trovare una risposta partendo dalle riforme agrarie, togliendo i contadini dala loro condizione di servitù feudale.
In Pasternak, nel suo romanzo e nei suoi protagonisti, gli elementi sociali, economici e di classe sono costantemente presenti: Zivago, il medico, torna dalla guerra ed è disposto a condividere la sua grande abitazione moscovita con chi necessita di un tetto, mentre Lara, il suo secondo grande amore, ha subito nella propria adolescenza l'arroganza viziosa della ricchezza, la sopraffazione del ricco e potente nei confronti della giovane, bisognosa e affascinante.
I livelli in cui “il personale è politico” all'interno del romanzo sono molteplici e tutti, nel corso della vicenda, verranno inghiottiti, congelati, neutralizzati da un potere bolscevico che tra i primi obiettivi definisce la negazione dell'individualità, la soppressione del “personale” e l'esistenza unica del “politico”.
In questo confronto e in questa relazione si colloca la dimensione del romanzo, che fu ovviamente osteggiato e vietato all'interno del Patto di Varsavia, ma proprio quella dimensione di contrasto tra l'essere Individui e un sistema politico che nega l'individualità è ciò che nella versione hollywoodiana scomparve integralmente, lasciando al suo posto una banalissima storia irrisolta di passione all'interno di una cornice, puro scenario, evocativa della Russia.
Vietato in Patria, Pasternak non ebbe la possibilità di vedere affermato il suo messaggio politico basato sulla necessità del riconoscimento dell'identità individuale all'interno di un mondo riformista, neppure grazie all'industria cinematografica statunitense che fu bene attenta a non parlare di politica e appiattì il tutto nella palude del sentimentalismo.
Il Metodo Holliwoodiano
Hollywood, si sa, non ama la politica: non ama lo spettatore pensante e produce per intrattenere e, intrattenendo, distrarre. Si tratta di un metodo, non di un caso.
Qualsiasi possa essere l'argomento originario di un importante romanzo, dal Dottor Zivago che parla di politica al doppio sogno di Schnitzer, da cui il film “Eyes wide shut”, che scrive di psicoanalisi di coppia, tutto viene ridotto ai termini elementari di amore, sesso, passione e tradimento immancabilmente trascurando e tralasciando la profondità di pensiero, le dinamiche analitiche, i processi economici, le relazioni politiche.
Se proprio costretti a parlare di politica gli sceneggiatori di Hollywood piallano tutto affermando il protagonista americano come “buono” e qualsiasi soggetto ostile come “cattivo”: gli ostili sono cattivi per natura, non dispongono di argomenti (etici, sociali, economici e politici) a loro favore.
Hollywood, paradossalmente, “fa politica silenziando la politica”, evitando la possibilità di argomentare politicamente il dissenso o le cause scatenanti il dissenso.
E nel nostro caso ritornare a parlare di Zivago e di Pasternak è importante perché se Pasternak scriveva delle turbolenze sociali e politiche derivanti dalla sperequazione e dall'eccessivo divario economico tra pochi immensamente ricchi e infiniti tragicamente poveri, oggi ci troviamo a vivere lo stesso modello di disagio economico in un mondo in cui la concentrazione di immense ricchezze in poche mani fa da controcampo ad un crescente disagio collettivo, ad un immiserimento graduale e costante di ceti fino a ieri sufficientemente garantiti, ad una proletarizzazione della classe media che pervade l'occidente.
Tornare a parlare di Zivago e di turbolenza sociale è necessario dopo gli anni dei Gilet Gialli francesi, negli anni del dissenso che si traduce nel non voto o nel sostegno a forme estreme e ambigue di populismo.
Tornare a raccontare di Zivago è importante per non farsi sommergere dall'onda melmosa di “intrattenimento” che sommerge il cittadino, propagata da centinaia di canali digitali e da abbonamento televisivi tanto onerosi quanto banali nei contenuti.
Il romanticismo, la superficialità, gli “action movies”, le “serie tv”, sono strumenti politici di distrazione, modelli di intrattenimento definiti per “in-trattenere” dall'agire, dal pensare alla propria condizione economica e cercare soluzioni politiche in virtù e in forza dell'adagio per cui “il personale è politico”.
Per Hollywood, al più, il personale è emotivo, e dopo 90 minuti di proiezione non è più nulla.





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