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NOMADI & MONADI

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 1 feb
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 2 feb

E' ancora possibile parlare di Società negli stessi termini e con le stesse formule che utilizzavamo a fine novecento?


Si potrebbe parlare di atomizzazione della comunità unama, una nuova modalità delle relazioni che unisce le forme possibili del nomadismo digitale e una modalità individuale in forma di Monade leibnitziana, soggetti unici e isolati che rappresentano comunque un collettivo separato.

Eppure nel linguaggio correne così come in quello politico si ripercorrono costantemente forme iconiche della cultura del secolo trascorso, riferendosi ad un capitalismo che da padronale e riconoscibile è divenuto finanziario e etereo e ad una classe lavoratrice da tempo sostituita da meccatronica e robotica.

In pochi, pochissimi anni la terza (o quarta) rivoluzione industriale ha smantellato il mondo che conoscevamo per sotituirlo con un work-in-progress di cui non riusciamo o non vogliamo scorgere l'approdo: informatica e telematica hanno modificato radicalmente le nostre modalità relazionali e lavorative, le consuetudini della socializzazione e le procedure organizzative del mondo del lavoro; l'economia finanziarizzata ha ridefinito gli scenari produttivi e modelli distributivi; le piattaforme social ridisegnano la geografia della comunicazione alterando significativamente il rapporto tra fatti e commenti, tra verità e verosimiglianza, facendo strame dell'autorevolezza e della credibilità dei decenni trascorsi e imponendo al loro posto il quarto d'ora di notorietà per chiunque di cui parlava Andy Warhol già alla fine degli anni '60.


Siamo tutti nomadi

In questa radicale trasformazione siamo divenuti tutti nomadi, se non nella residenzialità formale certamente nella disappartenenza sociale, in termini di categoria o di classe, e nella nuova immersione nel non-spazio della rete web, un non-spazio che produce una frenetica ricerca di riferimenti, di appigli, di certezze, di improbabili garanzie in grado di sostituire la precedente appartenenza. Rarissime, ormai, le comunità solidali, quelle che un tempo ormai remoto e psichico caratterizzavano paesi e rioni. Più facili, certamente, gli empori solidali, di assistenza ai meno capaci ad adattarsi ai cambiamenti, ma quegli empori sono questioni economiche prima ancora che etiche o morali e nel bisogno ognuno è nomade e ben poco riconosce in materia di appartenenza all'altro simile.


Una società di Monadi

Monade è la particella unica e indipendente che rispecchia il tutto che la circonda, e basta l'osservazione dei capi reclinati ad osservare lo schermo del terminale portatile per comprendere il significato ultimo del profondo concetto espresso da Leibnitz.

Il panorama si compone di individui ripiegati sul proprio ego, manifesti di narcisismo e consumismo, indifferenti al contesto in cui agiscono eppure specchio perfetto dello stesso contesto in cui miriadi di monadi incrociano e intersecano i rispettivi percorsi.


Una nuova Sintassi sociale

Occorre allora ridefinire la sintassi per parlare di società, per affermare la politica.

Le monadi-nomadi percepiscono l'insicurezza come possibilità letale rispetto al loro esistere ma stentano a comprendere come l'isolamento individuale favorisca l'antico “divide et impera” con cui governa l'economia: in un mondo di solipsisti, egocentrici e edonisti vince chi offre il payback più sostanzioso, il prezzo più opportuno, la visibilità al minor prezzo.

Così cadono nel vuoto le corrette sintassi che parlano di unità, di classe, di lavoro, tanto che nei cortei sindacali sfilano per lo più pensionati autotrasportati con pullman collettivi.

E altrettanto cade nel vuoto la razionalità di certi accorati appelli, il ragionamento in punta di diritto, la ricerca dei fatti nella loro misera apparenza rispetto alle meraviglie della narrazione e della verosimiglianza.

Per una Società nuova, che ha perso le coordinate dell'appartenenza e della comunità, che segue le proprie paure e i molti pifferai che si vantano di saperle scacciare, servono parole nuove, servono consapevolezze nuove.


1 commento


Linda Parroco
01 feb

Questo articolo fa pensare perché costringe a guardare senza filtri una contraddizione che viviamo ogni giorno: siamo immersi in relazioni continue ma sempre più soli, nomadi senza appartenenza e monadi convinte di bastare a sé stesse. Colpisce soprattutto lo scarto tra il mondo che è cambiato radicalmente e il linguaggio con cui continuiamo a raccontarlo, come se parole e categorie del Novecento potessero ancora tenerci insieme. In questo vuoto, tra paura e bisogno di visibilità, la comunità si sfalda e resta aperta una domanda scomoda: se le vecchie sintassi non funzionano più, siamo davvero pronti a impararne di nuove per tornare a essere un “noi”?

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