top of page

IL PARADOSSO PROGRESSISTA

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 24 mar
  • Tempo di lettura: 4 min

L'esuberante numero di votanti che hanno partecipato al rito referendario dimostra che esiste, ben nascosto, un consistente popolo progressista che non si sente rappresentato dai partiti politici. Ora il cosiddetto CampoLargo si mette in cerca di un Programma e di un'Identità sperando non sia troppo tardi.


I conti sono presto fatti: più o meno tre milioni di italiani hanno sollevato i glutei dal divano e sono tornati, dopo anni recenti di astensione, a votare. Domandarsi perché non andassero prima a votare è molto più importante che cercare le motivazioni del voto referendario.

Dopo il crollo dell'URSS (1989) il campo Socialista mondiale rimase orfano, mentre dopo la tempesta giudiziaria italiana (ManiPulite, 1992-93) a rimanere orfano fu l'intero arco politico sommariamente indicato come liberal-progressista.


Quando i socialisti scoprirono il capitale

Sconfitta l'idea di un'economia non capitalista i nuovi attori del campo progressista abbracciarono l'identità economica liberista trasformando il concetto di “Unità mondiale dei Lavoratori” in quello di “Globalizzazione economica”, rapidamente fondendosi con le elite finanziarie e divenendone portavoce e protagonisti.

Paradossalmente furono proprio le figure del cosiddetto progressismo (da Blair a Renzi passando per Obama) a seppellire l'idea di alternativa socialdemocratica e popolare ad uno sviluppo ipertrofico del capitale finanziario così come di una primazia della politica nei confronti dell'economia finanziaria.

In Italia fu l'azione del nuovo PD a mettere all'angolo la tradizione sindacale e a spuntare le armi dei rappresentanti del mondo del lavoro affermando normative palesemente a sostegno e a favore dei datori di lavoro. Non diversamente si espressero i Governi cosiddetti “tecnici” che in virtù del “ce lo chiede l'Europa” definirono privatizzazioni tese a ridurre il controllo dello Stato e a favorire nuove oligarchie e potentati.

Se il campo socialista venne travolto dalla passione per la finanza non andò meglio al settore liberale, sepolto dagli interessi privati dell'autoproclamato fondatore di un nuovo centro destra.


Dalla Politica al Brand

Gradualmente accadde, nel volgere di un trentennio, che l'idea stessa di Popolo si affievolisse in un processo di trasfigurazione che ha visto affermarsi e dissolversi concetti come Cittadini, Elettori e infine Consumatori, trasformando anche il concetto di Politica come uno scontro tra Brand diversi, supermercati concorrenti che offrono gli stessi prodotti ma sotto marchi differenziati.

Una trasformazione così radicale che oggi se ascoltiamo qualcuno appellarsi a Studenti, Lavoratori e Pensionati crediamo di ascoltare un vecchio nastro registrato.

Così mentre i Partiti si trasformavano in Brand, ognuno dei quali lanciando i propri slogan pubblicitari affiancando al proprio Logo il faccione del leader, il popolo elettore si percepiva disconnesso da una politica tesa al favorire se stessa, tra nomine, appalti, presidi di potere e persino corruttele, e dimentica delle necessità popolari.

L'ultima menzogna del potere, però, ha determinato una reazione. Affermare gridando che quella riforma avrebbe risolto i gravi problemi della giustizia e attribuire all'eventuale sconfitta referendaria un imponente afflusso di briganti, lestofanti, assassini e tagliagole dall'ostile mondo esteriore, è stata la goccia per cui trabocca il vaso.

Perchè magari il popolo si astiene, ma proprio fesso forse non è.


La Campanella squilla

Accade allora che, improvvisamente ringalluzziti dall'esistenza di una platea possibilmente favorevole, gli esponenti di quello che si vuole campo progressista avvertono l'esigenza di “ascoltare la gente” e capirne le problematiche in modo da stilare un programma di governo.

Parole, queste, che dovrebbero fare imbestialire il popolo, provocare una reazione dirompente, un insulto universale, perché non esiste proprio che i “Progressisti” debbano solo adesso “ascoltare la gente”, affermando tra le pieghe del discorso che finora non hanno ascoltato, sono stati distanti e distaccati, hanno parlato del sesso degli angeli, discusso di lana caprina, spacciato velate discussioni con vibranti proteste. Perché fino a ieri questo ha fatto l'ala progressista: una discussione sui canoni del Potere, sulla forma e l'etichetta, perfettamente ignara per quanto ai contenuti, forse persino collusa con le modalità gestionali dei poteri e dei denari, con quelle forme di ripartizione e di obiettivi che hanno affossato la Sanità pubblica a favore del Privato, l'Istruzione pubblica a favore del brand universitario, l'Edilizia pubblica a favore della speculazione edile.


Le tematiche

Se i CUP ostacolano la prenotazione di visite mediche in ambito pubblico favorendo le convenzioni e i privati si potrebbe affermare la violazione del Diritto Costituzionale del cittadino a disporre di una Sanità pubblica e gratuita, attribuendo ai responsabili delle violazioni imponenti pene carcerarie.

Questa, ad esempio, potrebbe essere una linea di pensiero da cui partire: i Diritti costituzionali che affermano l'erogazione di servizi pubblici al cittadino vanno confermati, ribaditi e sostenuti, punendo chi opera diversamente favorendo il privato.

L'Edilizia crea lavoro e sviluppa l'economia, e serve edilizia pubblica, serve il recupero di fabbricati, la trasformazione di immense aree demaniali abbandonate in nuove forme di disponibilità abitativa.

L'Impresa che crea occupazione va sostenuta, quella che definisce disoccupazione licenziando via whatsapp va repressa, e chi trasloca dopo avere ricevuto fondi pubblici deve restituire il maltolto.

Al Cittadino spetta Dignità, quindi il salario deve rispondere a quel Diritto.

Molto semplicemente: il popolo votante ha difeso la Costituzione e se il campo progressista vuole affermarsi alle prossime elezioni altro non deve fare che assumere su di sé il compito di confermare il contenuto costituzionale, renderlo operativo e pratico.

Uno Stato che non è solo legiferatore ma vero controllore di un modello economico capace di redistribuire risorse e generare dignità.

Lavoro e occupazione, salari adeguati, servizi pubblici funzionanti e gratuiti: questo esigono i Cittadini e la prossima partita politica si giocherà su quei mai superati temi.


Commenti


bottom of page