IL RITORNO DE PATRIARCATO

Con la negazione del recente percorso della cultura Woke anche il progressismo rinnega le forme del femminismo rilanciando, alla grande, il Patriarcato.
Vivo in una piccola città di provincia, una provincia ancorata alla propria decadenza, all'assenza di prospettive economiche spendibili, città di rispettabili anziani e di adolescenti già vecchi, sorta di quintessenza piccolo borghese piuttosto rappresentativa della realtà nazionale che non è realtà metropolitana.
Qui le persone sciamano nelle vasche domenicali mostrando i segni solari delle recenti vacanze e la gioventù si esibisce in piazza vestita come la moda impera consumando infiniti aperitivi in cui si osserva il quanto e il come si viene osservati.
Qui la Storia è passata trucidando il il Grande Eretico e osannando i suoi assassini vescovi e cardinali; qui si narra di un solo giacobino rivoluzionario e infiniti e solerti idolatori di Napoleone; qui troneggiano statue savoiarde di rimpianto, come se quella famiglia qualcosa avesse agito e contato nel corso della storia.
Qui la giunta comunale è conservatrice e non sono pochi gli estimatori di un conservatorismo estremo, mentre il progressismo è evaporato insieme con le poche attività industriali che il tempo ha inesorabilmente cancellato dall'ampio territorio provinciale.
Qui il femminismo non è mai arrivato e se è transitato ha lasciato frammenti di donne che agivano da uomini, che poco hanno fatto per le donne, che non hanno istituito consultori, favorito asili, sostenuto servizi di supporto e sostegno al femminile.
Qui il femminile è materno e di servizio, di commercio, di assistenza e di libere professioni ma sempre all'interno del sicuro recinto delle convenzioni e della tradizione.
L'idea woke, la cultura woke del risveglio e dell'eguaglianza, da queste parti non ha avuto eco.
Qui la riscrittura della Storia, liberata dalle menzogne dei vincitori e dalle necessità pedagogiche dell'occidente colonialista, non si è mai proposta e se mai è avvenuto si è prontamente represso.
Qui nella piazza in cui tre contestatrici ambientaliste o animaliste parlano a dieci ascoltatori, sono presenti venti questurini pronti a sedare quelle pericolose streghe venute a scuotere animi già scossi.
In questo sedicesimo d'Italia appare chiaro l'intervento di quel patriarca e padrone che sostiene sia stato esagerato il movimento paritario e nella disputa feroce per il potere della rappresentanza potrebbe affermarsi, da maschio patriarcale, nei confronti dell'alternativa possibile che è donna, sì, ma con gusti poco femminili e con parole, atteggiamenti e rivendicazioni che alla provincia lasciano perplessi.
In quest'Italia in miniatura si evidenzia la scomparsa del femminismo e il ritorno del Patriarcato nelle componenti più articolate del sociale e del familiare, del politico e del professionale, un Patriarcato che strizza l'occhio al Corano d'importazione e alle sue Sure di famiglia e relazione, di potere e sottomissione.
Un Patriarcato che torna affermando la parità nella morte violenta e non nella vita, che afferma il diritto del nascituro prevalente su quello della madre; un Patriarcato che vuole disciplina e ordine e gerarchie che nei secoli trascorsi si dimostrarono funzionali offrendo certezze ai cittadini e non precarietà, disorientamento e disappartenenza come la fluidità della modernità attuale.
Osserviamo da vicino, come entomologhi attenti, i comportamenti sociali che si rappresentano nel gran teatro pubblico della Provincia e individuiamo senza tema di smentita il futuro prossimo che si avvicina, un futuro in cui lo scontro prevalente sarà quello tra provincia e metropoli, tra insicurezza e spocchia. Uno scontro in cui il Patriarca trionfante seppellirà, per lungo tempo, le aspettative paritarie di un Femminismo abortito sul nascere da quelle stesse donne che voleva emancipare.





Commenti