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ARTE E PSICHE: LO STRANO CASO DI FERNANDO PESSOA

Immagine del redattore: Gilberto
Gilberto
9 set
Tempo di lettura: 4 min

Nel più che agevole libro “Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa” (Sellerio 1994, 64 pagine, corpo 12 e interlinea ampia) ), lo scrittore Antonio Tabucchi presenta in forma di delirio il rapporto tra il Poeta portoghese e i suoi “eteronimi”, aprendo un varco su ipotesi di Personalità Multipla. Esiste allora un rapporto tra anomalia psichica e creatività artistica?


Molti autori usano pseudonimi o alias, e si tratta di un costume molto diffuso in particolar modo tra chi generalmente si occupa di un argomento o di una materia specifica e, per motivi personali, propone forme diverse di narrativa o di saggistica: in un mondo come quello in cui viviamo che apprezza lo specialismo assai più che l'eclettismo lo pseudonimo è prassi comune.

Personalmente sono un umanista di impronta rinascimentale e sostengo l'eclettismo, reputando lo specialismo riduttivo rispetto alle possibilità offerte dalla transcultura, ma il mondo decide diversamente, e sia.

Torniamo a Pessoa. Lui non ebbe alias o pseudonimi. Lui creò, meglio sarebbe dire “generò”, Eteronimi, veri soggetti autoriali, con tanto di biografie specifiche e personalità spiccate, ognuno portatore di stilemi individuabili, caratteristici delle rispettive scritture e tematiche.


Nella lettera ad Adolfo Monteiro del 13 gennaio 1935 (si legge su Wikipedia), interrogato da questo sulla genesi dei suoi eteronimi, scrive: «L'origine dei miei eteronimi è il tratto profondo di isteria che esiste in me. [...] L'origine mentale dei miei eteronimi sta nella mia tendenza organica e costante alla spersonalizzazione e alla simulazione. Questi fenomeni, fortunatamente, per me e per gli altri, in me si sono mentalizzati; voglio dire che non si manifestano nella mia vita pratica, esteriore e di contatto con gli altri; esplodono verso l'interno e io li vivo da solo con me stesso.»

Sempre nella stessa lettera, descrive così la nascita del suo primo eteronimo, il suo "giorno trionfale": «Un giorno in cui avevo definitivamente rinunciato — era l'8 marzo — mi sono avvicinato da un alto comò e, prendendo un foglio di carta, mi sono messo a scrivere, all'impiedi, come faccio ogni volta che posso. E ho scritto circa trenta poesie di seguito, in una specie di estasi di cui non riesco a capire il senso. Fu il giorno trionfale della mia vita e non potrò mai averne un altro come quello. Cominciai con un titolo: O Guardador de Rebanhos (Il Guardiano di greggi). E quello che seguì fu la nascita in me di qualcuno a cui diedi subito il nome di Alberto Caeiro. Scusate l'assurdità di questa frase: il mio maestro era sorto in me»


Pessoa, unanimemente considerato il più importante scrittore e poeta portoghese del novecento, ebbe diversi eteronimi: oltre al citato Caeiro rileviamo Alvaro de Campos, Ricardo Reis, Bernardo Soares e Antonio Mora. Ognuno con la propria biografia, il suo modo di vestire, le sue abitudini, uno stile squisitamente personale. Vere e proprie personalità alternative, o parallele, rispetto a quella primaria del poeta Pessoa.

Pessoa, la cui nonna materna fu a lungo degente psichiatrica, morì non ancora cinquantenne per una cirrosi epatica derivante dall'alcolismo. Aveva attraversato un'infanzia burrascosa, con una madre risposata, l'infanzia in Sud Africa, il ritorno in Portogallo e molteplici incertezze professionali, elementi che potrebbero essere definiti come caratterizzanti una discreta percentuale tra gli scrittori moderni, da Kerouak a Hemingway, che giungono alla scrittura dopo avere sperimentato, generalmente con scarso successo, altri percorsi professionali

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“Spersonalizzazione e Simulazione”, due termini utilizzati da Pessoa nella lettera riportata in stralcio, sono termini psicologici piuttosto caratterizzanti, frequenti nei comportamenti e negli atteggiamenti di rampolli di famiglie allargate, in cui la competizione tra fratellastri, la distinzione genitoriale tra figli e figliastri e l'ambiguità degli indirizzi affettivi si manifesta con maggior frequenza.

Con Pessoa il disorientamento psicologico affettivo originario evolve verso modelli di disappartenenza e spersonalizzazione che deflagrano nella manifestazione degli Eteronimi, rappresentanti delle diverse e molteplici personalità che albergano nella mente dello scrittore.

Per questo quello di Fernando Pessoa è un caso particolare, uno “strano caso” nel vasto settore dell'arte in cui i modelli comportamentali spesso trascendono la consuetudine.

Nel suo caso non si tratta “solamente” di alcoolismo, elemento quanto mai frequente nella letteratura e nell'arte in generale, si pensi a Bukowsky o a Modigliani, ma di un disagio mentale strutturale sul quale si impernia, e si genera, la capacità creativa.

Che esista, o che si manifesti, una sorta di “necessaria trasgressività” negli artisti è argomento noto e ampiamente discusso nelle analisi delle biografie di Caravaggio o di Van Gogh, di Lautrec o della de Lempicka, ma sarebbe oltremodo interessante poter valutare, all'interno delle singole biografie, l'incidenza dell'impronta dell'infanzia affettiva nell'evolvere del disagio che diviene trasgressione.

In Pessoa rileviamo tanto una possibile predisposizione genetica quanto un marasma affettivo di notevole profondità, e questo fa dei suoi Eteronimi un interessante caso di studio sulle manifestazioni delle Personalità Multiple.

Per molti, moltissimi altri, la rilevanza delle psicopatologie manifestate in età adulta potrebbe essere stata agevolata da incidentalità trascurate nello sviluppo psicologico infantile.

Insomma, vale la pena provare ad analizzare cosa, tra l'uovo del genio e la gallina della devianza mentale, sia nato prima.



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