TOTEM & TATTOO

Una generazione disorientata dalla fluidità della modernità liquida tenta di fissare sulla pelle i propri totem, i simboli e le appartenenze.
Queequeg è l'arpioniere straordinariamente tattuato che Melville descrive in Moby Dick. Queequeg è un selvaggio che reca su di sé i totem e gli idoli della sua tribù. Non sono pochi i calciatori che affollano i campi e i giovani che affollano i bar all'ora dell'aperitivo o della movida serale ad essere istoriati come Queequeg, ognuno recante sulla propria pelle le appartenenze desiderate, le paure, gli incubi che divengono idoli esattamente come i Totem tribali servono ad allontanare dal villaggio e a blandire gli spiriti maligni.
La dinamica è generazionale e indica una precisa struttura psicologica segnata da quella liquidità contemporanea fatta di incertezza, di precarietà, di assenza di punti fissi di riferimento, di modelli affettivi e relazionali stabili caratteristici delle generazioni figlie di coppie separate.
Assenze di riferimento intime e strutturali che diventano geroglifici cutanei, assumono su di sé la simbologia dell'appartenenza inconscia, il tentativo alquanto disperato e disperante di definire una personalità attraverso la semantica epidermicamente esposta.
Espressione plastica del vuoto esistenziale, di vite giocabili su tavoli diversi senza direzione apparente, di un approccio relazionale difficile e incerto, dall'affettività troppe volte sublimata in un nulla di fatto carico di speranze tradite.
Splendidi disegni, alcuni vere opere d'arte, destinati a rattrappirsi col trascorrere del tempo, a divenire macchie bluastre dai contorni evaporati, a svanire nei contorni come sanno fare le tracce della memoria dei vecchi.
Opere temporanee di vite estemporanee, idoli momentanei in cerca di perennità.





Ho letto con interesse il tuo articolo e ti dò ragione.
Anch’io, tanti anni fa, avrei voluto farmi un tatuaggio, ma i miei genitori non erano d’accordo e, col senno di poi, devo dire che forse hanno fatto bene. Mi conosco, sono una persona che si stufa facilmente e quello che oggi mi piace tantissimo, magari tra qualche anno potrebbe non piacermi più. Un fiore, una rosa, una frase… oggi possono rappresentarmi e domani magari no...
Quello che trovo interessante è proprio il concetto di identità. Capisco l’idea secondo cui, in una società dove tutto è diventato più incerto e mutevole, si possa sentire il bisogno di fissare qualcosa sulla pelle, come per dire “questo sono io”. Però personalmente penso…