GATTI E SCACCHI

Sostiene Erasmo che nulla di creativo esista in capo alla Ragione e solo la Follia consente vita e sviluppo.
Capita a volte di giocare da soli a scacchi, magari alla presenza di un gatto che, seduto e compìto, osserva il nostro arrovellarsi mentre combattiamo contro noi stessi in un gioco emblema di logica e razionalità. La Ratio è consegnata al rigore dei movimenti dei singoli pezzi, alla costrizione del Re che, malgrado il titolo e l'apparenza, muove claudicante un passo alla volta, limitato com'è tra Alfieri, Cavalli, Torri e Pedoni, ognuno con le sue movenze obbligate, mentre la Regina spopola, corre e attraversa la scena con l'unico limite del non agire come il cavallo.
La Logica è nell'azione, nella conseguenza, nell'interpretazione e nella reazione.
Negli scacchi si gioca sempre contro se stessi, con avversario il proprio limite interpretativo delle possibilità. Così il gioco degli scacchi è metafora esaustiva dell'esistenza razionale, dell'umana propensione all'evitare il rischio, al non uscire dal tracciato della prevedibilità.
Il gatto, osservatore attento, stabilisce a volte quando il tempo della ragione è terminato e con una zampata casuale abbatte questo o quel pezzo, interpretando il Fato e nel Fato l'intervento di quell'elemento che sposta a favore della Follia l'ago dell'esistere.
Il Fato è l'accidente, la variabile possibile, la mossa inattesa che destabilizza la razionalità.
Nessuna donna, sostiene Erasmo, si darebbe a un uomo se prevedesse il parto e i suoi dolori, nessun uomo giacerebbe con la donna se prevedesse l'onere permanente della famiglia, così è la Follia, l'istantaneo trascinamento del Piacere, la dimenticanza della Ragione, a smuovere la Vita e a riprodurla, così come è la Follia a distrarre dal consueto e produrre l'invenzione, lo sviluppo, il progresso.
E sia, nel gioco vi sono le varianti ma sono note e attese, studiate e riprodotte e persino le varianti, nel gioco degli scacchi, definiscono la via consueta, la ratio applicata.
Creativo e folle è piuttosto l'errore, la mossa sbagliata che rompe la prevedibile continuità, la fissità della ragione, l'aspettativa del consueto ma imprime una svolta inattesa e irriguardosa capace forse di condurci al successo.
Il Caso, o il Fato, sono creativi e spesso beffardi e trasformano una lunga partita di logica apparentemente senza sbocchi e vie d'uscita in una farsa dove il Re, zoppo e solitario, è sconfitto.
Il Re siamo noi, rimasti soli sul campo di battaglia della vita, privati degli amici scomparsi, delle certezze infrante, carichi solamente di una memoria ingombrante e saltuaria.
E come il Re che vede approssimarsi lo scacco ci domandiamo se sia stata l'avventatezza a farci perdere la partita o la troppa razionalità che ha reso prevedibili le mosse e scoperti i nostri intenti, se sia stato un arrocco tardivo o una sortita aggressiva del cavallo che lasciò scoperta la difesa, comunque sia il Re e solo e sta per cadere.
Sopra al nostro giocare il Gatto osserva annoiato il nostro alambiccare, il ruminio mentale, l'accenno e il ripensamento, poi colpisce con soffice zampata e cessa il gioco e con quel pretesto ci consente di avviare una nuova e diversa partita sulla scacchiera del nostro vivere.





Ho trovato questo testo particolarmente interessante perché, oltre alla riflessione sulla Ragione e sulla Follia, ci ho letto qualcosa di profondamente umano, la condizione di chi, nella vita, finisce per sentirsi una pedina sulla propria scacchiera.
Quando hai una famiglia, un lavoro che non ti piace la responsabilità, doveri e persone che dipendono da te, è facile imparare a muoversi secondo regole precise... Come i pezzi degli scacchi, ci muoviamo secondo ciò che il nostro ruolo ci consente, un passo alla volta, nella direzione che conosciamo, cercando di non mettere in pericolo ciò che abbiamo costruito. La razionalità diventa allora una forma di protezione, ma può trasformarsi anche in una gabbia.
Ed è qui che trovo straordinaria la figura del…