COSCE DI POLLO tra Emancipazione e Mercificazione

Le polemiche scatenate dal mio precedente articolo “Conigliette e Migranti” sono utili a definire la guerra in corso tra Femminismo e Capitalismo: il primo punta all'emancipazione femminile, il secondo alla riduzione a merce della sessualità femminile.
Basta guardare alla storia recente per osservare come agli albori del decennio delle contestazioni studentesche la moda inglese (Mary Quant, Londra, capitale del capitalismo e della massoneria) lanciò la minigonna affermando un'idea di sensualità femminile in grado di definire il ruolo sociale della donna in un ambito preciso quanto ristretto.
Con il decennio successivo, quando il Femminismo politico si confermò nella sua forma più dura e contestatrice, arrivarono gli Hot Pants e la pornografia cinematografica diffusa, ovvero un altro siluro ad alto potenziale scagliato contro all'idea di una donna socialmente e politicamente affermata.
Negli anni più recenti a fronte di un movimento Woke teso alla parità di tutti i generi non solo l'abbigliamento è tornato ad imporre scoperture di gambe e ombelichi, ma le piattaforme online hanno moltiplicato l'offerta pornografica anche autoprodotta, ad esempio su OnlyFans.
Tre o quattro anni fa scrissi un saggio in materia, Ciao Maschio!, in cui indicavo come il “rigurgito pornografico” fosse coerente con l'attribuzione del potere assoluto alla mascolinità e ad un'idea di sottomissione femminile palesemente in contrasto con le proposte sociali e politiche della cultura Woke, anche con le contraddizioni e le esagerazioni della cultura stessa, affermando così un Potere maschile in grado di contrastare la riduzione dell'Autorevolezza e dell'Autorità del Padre e del Maschio in generale precedentemente affermate dal Patriarcato e dai suoi variegati modelli culturali.
Quello che sostengo, allora, è che la “moda”, foma del capitale economico, impone al settore femminile della società forme e modelli che marginalizzano la Donna nello spazio politico e sociale, esaltandone la fisicità ed esponendola come quarti di bue, come cosce di pollo sul banco della macelleria. La moda impone la mercificazione del corpo femminile ogni volta che i processi di Emancipazione politica affermano le criticità e le contraddizioni sistemiche dell'economia di Mercato.
E, molto abilmente, la Moda spaccia l'esposizione del corpo per “Libertà”, spedendo persino i suoi alfieri influencer al Festival di Sanremo in abito nudelook sottotitolando “pensati libera”.
Di fronte a questa brutale manipolazione delle menti operata dal Capitale-Moda sui sudditi consumatori, sarebbe apprezzabile che il mondo femminile dichiarasse il proprio pensiero, sia esso dissenso o consenso.
Personalmente non ritengo che l'esporre il proprio corpo affermi la Libertà e quando nel mio percorso fotopittorico ho rappresentato il “nudo” l'ho fatto in termini di denuncia di disagio sociale o relazionale, non fine a se stesso, come chiunque può constatare visitanto il mio sito fotografico.
Guccini affermò “non ho mai avuto bisogno di mettermi piume di struzzo nel sedere per vendere più dischi”, e da “vecchio” quale sono (una delle “accuse”, per me pregio, che mi sono state rivolte) confermo che non è attraverso l'Esposizione del corpo, con relativa Mercificazione dello stesso, che si raggiunge l'Emancipazione.
Dopo di che ognuno agisce come meglio crede, ma la riflessione sull'argomento è necessaria.
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