COSTRUIRE PONTI, RIFIUTARE I CONFLITTI
- Gilberto

- 23 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
I frutti malsani del post colonialismo europeo avrebbero dovuto essere risolti con i due conflitti che chiamiamo “mondiali” del novecento: molti, troppi in verità, i lasciti residui di tensioni mai sopite, frutto di confini tracciati da frettolosi e maldestri incompetenti, come l'Africa insegna, o di bizzarri intenti di mantenimento dello sfruttamento coloniale come nella vasta geografia araba post bellica.
Danni permanenti, imputabili a chi oggi si definisce “volonteroso” e persiste nell'immaginare un mondo eurocentrico con a capo la propria nazione, sia essa Francia, Inghilterra o Germania.
Vulnus terribile e mai sanato, e forse mai sanabile, l'affidamento voluto da Londra della Palestina araba a fuorusciti ebrei, in prevaenza transfughi dall'Europa orientale; affidamento in primis non apprezzato dagli USA che, sotto pressione inglese e sensibilizzazione petrolifera, accettarono la proposta votando a favore della costituzione di Israele nella nuova ONU del 1947.
A quella sciagurata soluzione seguirono 75 anni di guerre e di messianici apartheid, di inesauribili odi e terrorismi reciproci.
Il mondo nato dal secondo conflitto mondiale non si risolse, come qualcuno irrise, con la caduta del Muro ma il crollo del sovietismo definì, piuttosto, un nuovo assetto che da bipolare si sarebbe trasformato in multipolare, rendendo Europa orfana di se stessa, vaso di coccio economico e burattino diplomatico, priva di materie prime, di energia e progettualità industriale.
Se l'economia cambiò rapidamente nell'ultimo trentennio la cultura, purtroppo, non altrettanto si adeguava e Europa rimase convinta della propria primazia, del proprio mandato divino a controllare e gestire e sfruttare le terre d'altri – come in Africa la Francia - sostenuta da quegli USA che mai rinnegarono lo spirito protestante che generò il capitalismo aggressivo e armato che li distingue.
Il nostro attuale è figlio di quel pensiero e di quelle vicende.
Dimostra la Storia, a volerla e saperla leggere, che più del conflitto costruisce la collaborazione, più delle ostilità sviluppano gli affari e non di conquiste militari v'è bisogno ma di accordi commerciali, di cooperazione, di partenariati, di integrazioni.
Costruire ponti e abolire i missili deve diventare il proposito delle persone di buona volontà.
Non solamente a Natale.





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