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I GRANDI BLUFF

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 9 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Possibile che un calo tra il 5 e il 10% degli approvvigionamenti determini una “crisi energetica” di ampia portata? Possibile che dopo avere avviato una guerra contro l'Iran gli USA si fermino accettando di trattare le condizioni dell'avversario? Fossi in noi cercherei di trovare risposte alle due domandine precedenti.


La prima riguarda l'Unione Europea e la sua costante tendenza al terrorismo mediatico, dalle provviste in caso di conflitto nucleare alla ventilata riduzione dei consumi energetici passando pe ril suggerimento a tenersi in tasca un centinaio di euro in caso in cui un attacco hacker mandasse in vacca le reti bancarie.

L'incapacità politica dei vertici europei si traduce in queste minacce rivolte al popolo elettore, definendo in chiaro come l'incapacità si regga sulla paura sparsa a piene mani attraverso i media ormai tutti compiacenti (un tempo si parlava di leccaculismo ma il lessico muta e si trasforma).


Il secondo Bluff riguarda invece gli USA e la partita che si sta giocando in Medio Oriente. Dopo avere tuonato minacce da Armageddon e soluzione finale, il presidente americano sembra improvvisamente acquietarrsi e accettare di discutere le clausole di pace proposte dall'avversario.

Qualcuno dice che i consulenti del POTUS abbiano fatto notare che nelle condizioni militari attuali o si usa l'atomica (sic!) o, se si vuole mettere gli scarponi sul terreno, ci vogliono truppe decuplicate rispetto alle attuali o almeno la fine dei lavori di riparazione della portaerei Gerald Ford ancora in fase di riparazione nel Mare Adriatico. Così Trump accetta una tregua di due settimane, il tempo necessario per terminare i lavori di riparazione e mettere insieme qualche altro migliaio di soldati da mandare in un territorio manifestamente complesso e ostile, non troppo diverso dall'Afghanistan in termini geografici.


I due Bluff, infine, coincidono e collimano nelle conseguenze per l'Unione Europea, vero obiettivo di conquista, o meglio di riconquista, statunitense, confermato dalla visita ad Orban operata dal Vice POTUS in piena fase di rush finale elettorale in Ungheria. Sostenendo Orban, e per suo tramite le forse meno europeiste attive nel continente, e approvando il fatto che l'Ungheria mantenga gli approvvigionamenti energetici dalla Russia putiniana, gli USA prendono formalmente a ceffoni la Giunta Von der Leyen, l'alta rappresentante Kaj Kallas e scuotono alle fondamenta il Parlamento europeo.

Obiettivo dichiarato da POTUS e Vice POTUS è sottomettere l'UE alla visione geopolitica a stelle estrisce, rendere il continente mercato attivo per le esportazioni USA (ribaltando la precedente relazione commerciale e economica), imporre l'acquisto di armamenti e energia dagli USA riducendo al massimo i costi relativi alla presenza militare statunitense nel territorio e i contributi all'alleanza militare della NATO.


Se la tregua medio orientale reggerà, cosa di cui chi scrive dubita molto, POTUS avrà politicamente rimediato un pareggio affermando con una mano la capacità di convinzione esercitata dai bombardamenti ma ricevendo nell'altra mano una rafforzata politica fondamentalista islamica iraniana.

Se la tregua dovesse fallire, cosa che i bombardamenti israeliani sul Libano fanno supporre, allora potrebbe vincere Teheran, dimostrando come si possa tenere testa al gigante americano attraverso un'organizzazione politica efficiente e una strategia militare efficace, elemento questo che potrebbe vivacizzare altre aree islamiche ideologicamente e politicamente ostili agli USA.


Comunque vada a finire perderà l'Europa che si troverà a vivere una stagione di strangolamenti economici, energetici e sistemici fino a quando, a Dio piacendo, non cambierà il vertice politico del continente riavviando una nuova forma di relazione politica con il mondo reale, definito da un nuovo “multi imperialismo” operato da Cina, Russia e USA.



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