CHE VOTO SARA' ? IL DUBBIO PROGRESSISTA
- Gilberto

- 1 giorno fa
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I fronti sembrano incrociarsi, con alcune forze del centro sinistra che affermano politiche conservatrici e altre del campo opposto che assumono dinamiche progressite.
Per “progressismo intendiamo una visione politica e sociale che promuove l'evoluzione della società attraverso riforme e innovazioni. L'obiettivo principale del progressismo è quello di migliorare le condizioni di vita dei cittadini adattandosi ai tempi che cambiano.
Allora, grazie a questa definizione, appare chiaro come mai pochi mesi fa all'interno del Movimento 5 Stelle, quando si trattò di definire la posizione politica del partito, la maggioranza degli iscritti partecipanti al voto interno optò per la definizione “progressista” lasciando decadere l'opzione alternativa che definiva il partito “di sinistra”.
L'argomento non è solamente lessicale ma di principio e consente di capire come mai all'interno del Movimento esista una percentuale anche significativa di “vecchi elettori” che con la “sinistra”, con molte delle parole d'ordine della sinistra, stentano a riconoscersi.
L'Intelligenza Artificiale di Google inserisce nei concetti di “progressismo” il sostegno alle cause dei diritti civili delle minoranze e delle comunità LGBTQA+, confermando che il sostegno a quelle comunità non è esclusiva della sinistra politica, tanto che esiste un Movimento dei Gay Conservatori e Liberali che fa capo a Francesca Pascale, coerentemente con il fatto che il pensiero liberale, quello originale, fu pensiero progressista molto lontano dalle idee del conservatorismo.
Le parole sono pietre
Conviene allora definire con la maggior precisione possibile quali siano i termini che distinguono il conservatorismo dal progressismo.
Il conservatorismo, si dice, preferisce i piccoli passi in materia di riforme e difende gli aspetti tradizionali della società mostrandosi critico rispetto alle facili aspirazioni proposte dalle utopie.
Ad entrambi gli schieramenti appartiene invece il sostegno a un'equa ridistribuzione della ricchezza, ai diritti dei lavoratori e ad un sistema di welfare (sanità, istruzione, pensioni) accessibile a tutti.
La differenza sostanziale tra gli schieramenti, quindi, sembrerebbe riguardare l'accettazione e l'integrazione delle minoranze, o almeno di alcune delle minoranze, oltre ad abbracciare il sostegno alla produzione di energia attraverso fonti rinnovabili (elemento ritenuto di “sinistra”) rispetto al ripristino del “nucleare” proposto dalla destra di governo.
Ciò che suscita imbarazzo nel cittadino progressista sul dove collocarsi partiticamente è dato dall'assenza nel partitismo che si afferma di sinistra di connotazioni politiche e di rivendicazioni oggettivamente ascrivibili ad un'idea di “sinistra”.
Scomparso da lessico della sinistra il confronto sociale (guai a parlare di lotta di classe!), scomparso l'internazionalismo proletario sostituito dalla globalizzazione finanziaria, il vocabolario della sinistra è divenuto pressocché sovrapponibile se non identico rispetto a quello del centro politico, ottimizzato nelle sue forme dell'economia, del commercio internazionale e della finanza, salvo scorribande piuttosto esili nelle dinamiche sindacali (salario minimo) e nel non propriamente strenuo sostegno al diritto internazionale.
L'assenza di parole d'ordine di sinistra e la fondamentale destrutturazione dei diritti dei lavoratori generata dal Jobs Act renziano definiscono la difficoltà dei “progressisti” nel riconoscersi pienamente nel cosiddetto Campo Largo.
Minoranze e diritti
Negli USA, un tempo colonna portante del diritto civile, repubblicani e democratici sono sempre stati concordi nel definire come reato l'ingresso non autorizzato nel territorio degli Stati Uniti.
Solo recentemente alcune aree del campo democratico hanno voluto facilitare la presenza di irregolari finio a fare diventare però insostenibile quell'eccessiva presenza rispetto alla tutela dei diritti dei lavoratori regolari, esercitando gli irregolari una pesante azione di “dumping salariale”.
Così la nuova politica del campo conservatore ha adottato provvedimenti di espulsioni rapide e facilitate in capo degli irregolari, sostenuta in quell'azione dagli elettori del ceto medio basso, ovvero di quei salariati danneggiati dal dumping salariale esercitato dagli irregolari.
La funzione di tutela dei lavoratori e dei loro diritti non appartiene forse al campo progressista?
Non viene prima la tutela dei diritti dei residenti che pagano le tasse rispetto alla tutela di chi, per sua sventura, contribusce all'erosione di quei diritti?
Ecco allora che lo schieramento dei progressisti si sbriciola in mille rigagnoli e accade che i “progressisti nell'anima” disertino le elezioni tradizionali (tanto fanno tutti le stesse cose e il popolo non conta nulla) ma partecipino in massa al referendum costituzionale.
Si vince sul progressismo, non al centro
Accade allora, paradossalmente, che una destra che più destra non si può come quella Vannacciana possa affermarsi come progressista in quanto portatrice delle istanze della antica, e data per dispersa, Destra Sociale ed essendo perfettamente allineata con l'idea di sostegno a un'equa ridistribuzione della ricchezza, dei diritti dei lavoratori e di un sistema di welfare (sanità, istruzione, pensioni) accessibile a tutti. Anzi, andando persino oltre immaginando, ad esempio, forme di nazionalizzazione di imprese che affermino il diritto all'Occupazione e alla dignità salariale degli occupati oppure proponendo una profonda revisione del Codice di Procedura Penale che affermi la dignità dei carcerati, il diritto a vivere in ambienti detentivi sani e non sovra affollati, e l'attivazione di misure cautelari non esclusivamente repressive e capaci di redimere il reo.
Così mentre si è da tempo aperta la stucchevole corsa al Grande Centro, nella convinzione mai confermata dai fatti che le elezioni si vincano al centro, la realtà dell'osservazione politica ci informa che vincerà chi saprà titillare il consenso di quelle moltitudini di progressisti che negli anni recenti hanno disertato le urne.
A patto che si capisca, finalmente, cosa sia il Progressismo e che si offra una piattaforma progettuale adeguata.
Con una grande incognita possibile: un possibile rimescolamento delle alleanze capace di mandare all'aria tutti i campi più o meno larghi e le alleanze più o meno storiche che fin qui abbiamo conosciuto.
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