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REFERENDUM: DEMOCRAZIA A RISCHIO?

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 14 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Nella logica politica del governo Meloni il referendum di marzo è solo il primo tassello utile e necessario per trasformare la democrazia in una diversa forma politica di impronta assolutista.


Chi scrive fa parte di quella grande massa di italiani che non ama la magistratura, né inquirente né giudicante, attribuendo alla stessa, nel suo blocco, eccessivi errori, travisamenti, pregiudizi, opportunismo e lentezze.

Il sistema, peraltro anche per bocca dei magistrati stessi, necessita di profonde riforme a partire dalla riforma del Codice di Procedura Penale e da uno sfoltimento normativo a cui molti governi hanno promesso di mettere mano senza mai, peraltro, raggiungere alcun obiettivo.

Certo è che non sarà questo referendum o il contenuto del dispositivo normativo a rendere la giustizia più efficiente, più efficace, più equa o veloce.

Questo referendum ha il solo obiettivo di porre la magistratura in asse con gli obiettivi politici espressi dal governo (questo o quelli che seguiranno) in modo da evitare azioni penali nei confronti degli amministratori politici e rallentamenti negli iter procedurali di progetti avviati dagli stessi amministratori.

Il tassello si va poi componendo con quell'ipotesi di Premierato che sottrae poteri e discrezionalità al Capo dello Stato per attribuirne di nuovi al Premier eletto che, così definito, non solo controllerebbe l'esecutivo ma anche, come detto, l'orientamento della magistratura in un modello costituzionale che, includendo la maggioranza assoluta nelle Camere assicurata da una nuova legge elettorale, definirebbe l'assolutismo in termini pratici anche se non formali.

Nel migliore dei mondi possibili un sistema complessivo che renda veloci le operazioni di pianificazione di sviluppo economico e spiani la strada a progettualità di miglioramento produttivo sarebbe certamente auspicabile, ma è difficile immaginare l'Italia come il migliore dei mondi possibili e per questo il modello costituzionale definito in Pesi e Contrappesi è, allo stato attuale, preferibile rispetto all'attribuzione di “Pieni Poteri”, definizione che rimanda all'assolutismo politico, ad un capo di Governo, di qualsiasi colore politico possa intendersi.

La Democrazia ha molti difetti e non sono pochi coloro che individuano nella “lentezza” del modello democratico, nelle sue discussioni, nei vincoli, negli impedimenti costituzionalmente definiti, un consistente vulnus all'interno di uno scenario globale in cui la rapidità decisionale sembra essere diventata essenziale.

Però bisogna anche domandarsi se non sia meglio assumere lentamente decisioni condivise piuttosto che decidere rapidamente senza consultazione, ovvero se non sia preferibile fare bene lentamente piuttosto che sbagliare da soli.

E ancora è necessario domandarsi se la libertà dai controlli costituzionali venga intesa per produrre obiettivi industriali, riqualificazioni territoriali, sviluppi economici e occupazionali, elementi verso i quali si potrebbe anche concordare, o non piuttosto altri e meno nobili obiettivi a cui la Storia, anche recente, ci ha educati.

Possibile mai che un Governo che sino ad ora non ha prodotto né il promesso né l'atteso si trovi improvvisamente in grado di sviluppare l'ottimo qualora non costituzionalmente regolamentato e contenuto da altre istituzioni ?

Lecito, ritengo, il dubitare.

Così non resta che attendere senza nulla modificare.

Chi voterà SI sappia che parteciperà all'avviamento di una profonda trasformazione politica e istituzionale il cui obiettivo finale non è manifestamente dichiarato ma potrebbe assumere il senso di un solo vocabolo: Potere.

Chi voterà NO si augura di individuare altre e attuabili modalità con cui al Governo e alla Magistratura vengano mantenute le autonomie garantite e concesse, soprattutto, le efficienze necessarie e le modalità per svilupparle.


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