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LA REPUBBLICA COL FIATONE

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 30 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

Commemorazioni e celebrazioni per una forma statuale oggi sotto pressione, mentre la democrazia è assediata dagli estremismi.


Gli adepti de La Repubblica, nel senso di testata giornalistica, hanno recentemente innovato il lessico individuando nei “rossobruni” quegli opposti estremismi che individuano la propria ragion d'essere nel filo conduttore della contestazione ad un sistema neoliberista o tecno capitalista che dir si voglia.

Così, a sentir loro, il mondo è diviso tra chi sostiene il tecno capitalismo, ovvero i “buoni” che affollano il centro dell'agone politico, e i “cattivi” che si pongono ai margini dello schieramento, ormai desueto, composto da sinistra e destra.


Capitalisti di tutto il mondo unitevi !

Detto che la “sinistra” come concetto di idealità discendente dal pensiero marxiano è stata sepolta dalle rovine del Muro di Berlino trasformandosi velocemente nella bandiera di un globalismo economico sotto lo slogan che recita “capitalisti di tutto il mondo unitevi” auto nominandosi area progressita, la “destra” si è frantumata tra un pensiero liberale, aggregato al progressismo, e uno radicale etichettato con l'epiteto di populismo, nelle cui vene scorre la necessità di individuare soluzioni alle drammatiche contraddizioni del capitalismo attuale, tanto ad indirizzo privato (USA) quanto pubblico (Cina).


Economia e architettura politica

Quando gli USA intervennero ripetutamente in conflitti armati nel '900 affermarono sempre che avrebbero offerto la “democrazia economica” ai territori liberati, intendendo per tale un modello politico fortemente deregolamentato in cui tutti possono agire (ma vince chi è più ricco) sorretto da un apparato normativo definito da una struttura politica a cui tutti possono partecipare (ma vince chi sostiene le lobby più ricche).

La Democrazia liberale, al netto della retorica e delle belle parole, è questa roba qui.

Se all'interno del secolo trascorso qualche marginale differenza poteva essere determinata dall'assetto costituzionale, Monarchia o Repubblica, oggi quella differenza si è disciolta somigliando sempre più le principali Presidenze a Reami e viceversa, tutti abbracciati sotto il medesimo cielo economico che indirizza e uniforma scelte e strategie.

Così in ogni formato “democratico” si privatizzano i servizi sociali, si riduce l'assistenza pubblica e il welfare, si distribuisce malamente la ricchezza arricchendo il capitale e impoverendo il lavoro.


Frustrazione e Populismo

Il cosiddetto populismo, quindi, altro non è che la reazione di chi dal modello del benessere determinato dal capitale si percepisce escluso, di chi non individua prospettive economicamente opportune, di chi si percepisce precario nel lavoro e nella vita, di chi ritiene che al centro dell'esistenza dello Stato si debba definire una politica di equità sociale, di gestione di servizi, di erogazione di forme assistenziali, ovvero di quegli elementi strutturali in corso di privatizzazione, dalla sanità all'istruzione al sistema pensionistico.

Ne segue che la domanda di “più Stato e meno privati” assume i contorni di un conservatorismo generale e generico, di un “ritorno alle forme che avevamo ritenuto credibili” e si sono rivelate illusorie.


Stato e Tecnocrazia

Più Stato e meno privati definisce un ruolo centrale, strategico e operativo, dello Stato: uno Stato come quello di Singapore, di Mosca o di Pechino, uno Stato dall'architettura gramsciana e leninista in cui il Partito controlla lo Stato e lo indirizza, gestisce i servizi sociali così come il controllo sociale lasciando che il singolo possa accedere al benessere di consumo purché non intralci l'orientamento politico. Uno Stato siffatto può ancora definirsi “Repubblica” ed è tale riferendosi porprio a quella Repubblica di Platone che in una gerarchia tecnocratica definiva l'optimum governativo.


La Scelta

La scelta politica oggi in corso soprattutto in Europa occidentale è tra il mantenimento del regime delle privatizzazioni caro al capitalismo “democratico” e tra il ritorno ad un regime a forte controllo statale, ovvero politico e partitico, suggerito dalle politiche indicate come rossobrune dagli avversari.

In questo conflitto, aperto e violentissimo, particolarmente vivace in Italia, Francia e Germania, ovvero nelle nazioni in cui si determina il peso economico del continente, si gioca il destino della politica europea e delle governabilità nazionali, delle alleanze scricchiolanti e delle prospettive strategiche.

La repubblica, come forma istituzionale, ha il fiatone ma può resistere evolvendosi.

La democrazia, invece, potrebbe avere i giorni contati.


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