IL RISVEGLIO DELLE COSCIENZE
- Gilberto

- 20 feb
- Tempo di lettura: 3 min
Forse siamo fatti della stessa materia dei sogni, come scriveva Shakespeare, ma se osserviamo la realtà scopriamo di vivere all'interno di un incubo.
A volte è necessario collegare i puntini neri per rivelare la figura nascosta.
Così ci si deve domandare come mai durante la Presidenza Obama, premio Nobel per la Pace, gli USA, per il tramite della Segretaria di Stato signora Clinton, esportarono un valore pari a 80 miliardi di dollari in armi, cifra mai raggiunta in precedenza, con destinatari Arabia Saudita e Qatar, ovvero a favore dell'ISIS per interposto governo.
Ma come, si domanderanno alcuni, ma non era l'ISIS una banda di tagliagole che sgozzava i cristiani? Ma come, domanderemo allora, come mai l'ISIS ha conquistato Damasco e la Siria stringendo mani americane, indossando completo e cravatta e stringendo relazioni persino con Israele?
O forse bisogna domandarsi chi governi davvero in un'Unione Europea che obbliga gli Stati nazionali a privatizzare le grandi imprese e le Pubbliche Utilità cancellando decenni di Politiche Sociali e di Welfare a favore di Fondi di investimento e capitali di ventura.
Privatizzazioni che sostituiscono il servizio pubblico, che incrementano gli oneri e i costi e riducono le prestazioni, che aumentano a dismisura i prezzi di servizi indispensabili.
Un'Unione Europea che favorisce il riarmo a scapito della Sanità sventolando inesistenti minacce, che rilancia l'idea pangermanica di un territorio comune che va da Strasburgo agli Urali: a chi fa comodo, a quali interessi rimanda?
Dobbiamo essere consapevoli del mondo in cui viviamo: non basta accettare supinamente scelte calate dall'alto. Non basta obbedire, da bravi cittadini.
Nella trappola della Rete
Ci siamo chiesti perché si digitalizzi il mondo, si solleciti in tutti i modi l'attività online a scapito di quella tradizionale? Ci siamo chiesti quale livello di controllo eserciti ormai il sistema attraverso la digitalizzazione di tutti i servizi? Che si tratti di servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione o di attività bancarie, di acquisti o di relazioni, il nostro mondo si è digitalizzato in meno di vent'anni e con la digitalizzazione è cresciuto il controllo.
La dipendenza operativa dalla tecnologia riguarda tutti
In India tre sorelline rispettivamente di 12, 14 e 16 anni si sono suicidate perché i genitori avevano vietato l'uso di un'APP di giochi coreana, K-Pop: le autorità, ovviamente, si interrogano sul livello di dipendenza digitale raggiunto dagli adolescenti, un problema di portata planetaria che definisce come intere generazioni, quelle nate dal 2000 in avanti, rischino di divenire totalmente dipendenti, psicologicamente, economicamente e socialmente, dalla tecnologia digitale.
Nel frattempo si finge di ignorare gli effetti sociali di quella sindrome di Hikikomori che provoca estraneamenti sociali radicali in una percentuale che varia dal 3 al 7% negli adolescenti.
Immaginiamo allora, per un momento, cosa accadrebbe se domani ci risvegliassimo privati dell'accesso alla rete, impossibilitati nel compiere un qualsiasi pagamento, un acquisto online, un accesso alle piattaforme social.
L'effetto sarebbe simile a uno tsunami sociale, un black-out di proporzioni planetarie.
L'alternativa è invece l'aumento ulteriore di controlli, di sudditanza dai mezzi, dalle login e delle password che ci consentono di fruire di servizi divenuti o ritenuti necessari, di strumenti di cui credevamo di essere titolari e da cui ci troviamo ad essere dipendenti: di un controllo politico delle parole che utilizziamo, delle relazioni che instauriamo, dei pensieri che condividiamo.
La Rete controlla tutto e tutti e la protesta viene sanzionata con l'esclusione, con l'impedimento, con il divieto all'accesso e alla fruizione.
Chi controlla le Reti della comunicazione e dell'energia controlla il mondo, un mondo che ha smesso di essere solidale e capace di politiche sociali, un mondo avviato sulla legge del più forte e del più ricco. Un mondo che non ammette liberi ma solo schiavi.





Questo articolo è molto intenso e provocatorio. Al di là delle singole posizioni, credo che il punto centrale sia l’invito a non accettare tutto in modo passivo. Viviamo in un’epoca in cui tecnologia, economia e politica sono sempre più intrecciate, e questo richiede consapevolezza e spirito critico.
La digitalizzazione ha portato enormi vantaggi, ma è vero che comporta anche nuove forme di dipendenza e nuove domande sul controllo e sulla libertà individuale. Forse la sfida non è rifiutare il progresso, ma imparare a usarlo senza diventarne schiavi.
Più che paura, servono informazione, responsabilità e partecipazione attiva. Solo così possiamo essere cittadini consapevoli e non semplici spettatori.