L'ENI-GMA DELL'ENERGIA
- Gilberto

- 14 apr
- Tempo di lettura: 4 min
La recente presa di posizione di De Scalzi in materia energetica definisce un diffuso disagio, o meglio qualche preoccupante scricchiolio, in ambito governativo. Nella totale assenza di un progetto energetico nazionale le parole di De Scalzi pesano come macigni.
Se l'Amministratore Delegato dell'ENI, recentemente rinominato dal Governo alla carica, si lascia andare con affermazioni divergenti rispetto alle posizioni governative la crisi è in corso e in atto e non è più solamente sussurrata.
E di crisi occorre ragionare, tanto in ambito politico quanto in quello energetico, visto che la dinamica dell'energia tende ormai a definire l'intero panorama politico internazionale.
De Scalzi, in termini semplici, ha affermato che se non si modificheranno le condizioni geopolitiche attuali l'Italia non potrà che bussare alle porte di Mosca per domandare Gas a prezzi abbordabili, diversamente sarà recessione, una brutta e prolungata recessione.
E di recessione ha parlato anche Giorgetti, affidabile Ministro dell'Economia, uno dei pochi soggetti di sicuro spessore e competenza nell'esecutivo Meloni, che nel corso della trascorsa settimana non ha esitato a confermare che un ulteriore rialzo dei costi energetici potrebbe trascinare il Paese nel gorgo di un PIL ribassista, trainato dal crollo della produzione industriale.
Detto nel modo più semplice possibile: se l'industria non ottiene energia a prezzi abbordabili la produzione va fuori mercato, le fabbriche chiudono e i lavoratori vanno a spasso, o meglio tirano a campare in cassa integrazione con ulteriore aggravio dei conti dello Stato.
Giorgetti è Ministro leghista, e i maligni osservano che l'antica e mai negata amicizia tra la Lega e Mosca potrebbe essere uno dei moventi del suo accenno recessionista.
De Scalzi, invece, no, non ha il medesimo pedigree politico ma è manager dei fatti, fermo restando che in ogni Paese civile l'Ente pubblico o parapubblico dell'energia definisce l'attività reale del Ministero degli Esteri, basti pensare che la francese Total, all'epoca, venne costituita affidandosi interamente a personale dei Servizi di Intelligence d'oltralpe.
Così se l'allarme di Giorgetti potrebbe essere prevalentemente politico, quello lanciato da De Scalzi è certamente operativo, tecnico e pratico: senza il supporto del Gas russo siamo condannati alle contorsioni tipiche dell'agonia economica.
Il Muro di Gomma
Alle affermazioni di De Scalzi ha fatto eco il più classico dei muri di gomma da parte dell'establishment. Notizia rapidamente scomparsa dai radar della comunicazione, con parallela esaltazione dei viaggi meloniani in terre petrolifere a perorare, col cappello in mano, supporti e compiacenze. Peccato che l'attuale maggiore fornitore di energia sia oggi l'Algeria, nazione che da sempre viaggia sotto tutela russa e recentemente ha compiuto enormi avvicinamenti verso Pechino, sicché se Pechino domandasse ad Algeri di sostituirsi all'Italia quale Cliente primario, e Mosca acconsentisse, l'Italia resterebbe a secco di Gas, tranne per quel tubicino, sorta di cordone ombelicale, voluto dal goveno Renzi che ci collega ancora, e non si sa per quanto tempo, all'Azerbaijan.
Dal Ministero dell'Energia, occupato dal taciturno Pichetto Frattin, nessuna nota, nessun riscontro.
Mentre dalle parti della Lega ci si agita e ci si preoccupa pare che nei corridoi di Fratelli d'Italia e di Forza Italia i problemi siano di altra natura, in particolare in Forza Italia è in corso un restauro con cui si sostituiscono capifila non encomiabili con nuovi soggetti anestetici, privi di carisma e capacità di coinvolgimento in attesa che “la Famiglia” scenda attivamente in campo.
Scheletri fuori dagli armadi
Che nel centro destra moderato tiri aria di necessario rinnovamento lo dimostra anche la recente relazione di Sangalli, eterno Presidente di Confcommercio, che non trova altre argomentazioni che parlare di “fiscalità eccessiva” all'interno di un meccanismo del commercio stravolto dalle nuove regole del mercato imposte dalla rete internet. Se affermasse che la crisi del commercio è determinata dalle scorrerie dei Saraceni sarebbe probabilmente più attuale nella sua rappresentazione dello scenario economico.
L'impianto del commercio, da sempre sostenitore di Forza Italia, traballa sotto il peso di un invecchiamento culturale prima ancora che operativo e funzionale, della totale assenza di idee, nella inettitudine del tirare a campare cercando di affermare slogan ad effetto.
Intanto sul fronte dei Fratelli e delle Sorelle d'Italia si fa strada la sensazione che alcune infiltrazioni poco esemplari condizionino scelte e apparentamenti: se l'influenza delle mafie organizzate è prevalente e molto rilevante nelle Regioni a guida centrodestra ( si pensi alla Lombardia e all'efficienza delle 'ndrine in materia edile) il timore potrebbe rivelarsi fondato, e la promessa di un Ponte superfluo in un territorio ad elevata concentrazione di interessi particolari sembra non uscire dal seminato indicato.
Insomma, il centro destra di governo è troppo impegnato a discutere su se stesso per poter seriamente affrontare i termini di una crisi che minaccia la sopravvivenza del modello economico e la Primo Ministro è troppo impegnata nel mantenere i piedi in troppe scarpe (Washington, Brusseles e Roma) per risultare credibile in un'orizzonte energetico che è di fatto politico.
Energia e Politica
A fronte della perfetta assenza di un progetto energetico, così come di un Piano Industriale Nazionale, si tende a rimandare, si nicchia parlando di un nucleare futuribile (roba che se va bene sarebbe pronta tra vent'anni, forse un po' tardi rispetto alle attuali necessità) e si rimandano sine die le approvazioni di impianti di Rinnovabili di cui il Paese ha bisogno più del pane, in questo coadiuvati anche da scelte regionali di diverso colore che mettono paletti e frenano l'attivazione di impianti in nome di un non meglio definito ambientalismo, ambientalismo sbugiardato dall'assenza di progetti di messa in sicurezza territoriale (frane, smottamenti, esondazioni etc.) e di bonifiche ambientali (scorie, polveri, interramenti nocivi, veleni etc.).
Così la problematica dell'Energia è problema politico, e l'assenza di progettualità specifica rappresenta, in chiaro, l'assenza di progettualità generale della politica, sia governativa che dell'opposizione.
Serve allora che sia un Dirigente apicale di una società pubblica, De Scalzi in questa occasione, a lanciare alto e forte l'allarme, ma nella sua pochezza culturale la politica, impegnata com'è a rastrellare consensi per permanere al potere, finge di non sentire e appena può lancia la palla in tribuna.
Forse se invece di emigrazione, immigrazione e remigrazione si parlasse seriamente di Energia la politica potrebbe persino risultare ascoltabile.





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