top of page

LA SCONFESSIONE

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 28 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

Dove si indica come i nuovi armamenti indiani e gli accordi tailandesi dimostrino che  l'amministrazione Trump racconta un sacco di balle.


Mentre con le solite “trumpate” propagandistiche l'amministrazione USA cerca di guadagnare tempo in attesa che la Gerald Ford si schieri sul campo, l'India si riarma con 25 miliardi di sistemi missilistici russi e la Tailandia si accorda con l'Iran per il transito delle proprie navi da Hormuz.

Nei fatti il comportamento di importanti Paesi orientali, nella fattispecie India e Tailandia, sconfessano e sbugiardano le ipotesi trumpiane relative a contatti, accordi e vittorie belliche con l'Iran dei Pasdaran.

Agli occhi del mondo non occidentale, ovvero non obbligato all'obbedienza, le parole di Trump e dei suoi accoliti indicano esclusivamente la necessità di guadagnare tempo in attesa che la porta aerei Ford, colpita da un incendio nelle acque maltesi, sia pronta a posizionarsi nell'area di conflitto e che qualche migliaio di militari a stelle e strisce si consideri ragionevolmente pronto a mettere gli anfibi sulla sabbia iraniana.

Mentre l'amministrazione USA afferma che la guerra si chiuderà “a giorni e non in mesi”, evocando un attacco militare in stile hollywoodiano, i Paesi orientali si riarmano o si accordano col nemico.


Schieramenti inequivoci

La Tailandia ha semplicemente sottoscritto un accordo con il regime iraniano che consente alle sue navi di transitare dallo stretto di Hormuz senza essere minacciate: a leggere bene questa notizia riportata dall'ANSA si rileva come il governo di Bangkok implicitamente affermi di non essere alleato degli USA.

Neppure Nuova Delhi si manifesta come possibile alleata statunitense visto il recentissimo ordine di acquisto in sistemi missilistici russi per un valore di 25 miliardi di dollari.

Per nulla trascurabile il fatto che l'India (che dispone di arma nucleare) confini con il Pakistan (che dispone di arma nucleare) a sua volta alleato con l'Arabia Saudita fortemente ostile all'Iran e implicitamente alleata degli USA.


Guerra estesa e antiche colonie

Al di là delle trumpate propagandistiche emerge chiaramente un'estensione territoriale del conflitto, un allargamento delle ostilità all'interno di un confronto geopolitico in tensione da tempo, un confronto immemore che prosegue più o meno dalle decisioni assunte nel '47 con la dismissione dei protettorati inglesi in medio oriente e del colonialismo in India.

Sono quegli antichi problemi che continuiamo a trascinarci, irrisolti, nei decenni e che ora trovano una possibilità di soluzione affidandosi alle armi invece che alla negoziazione e alla diplomazia.

Fu la risoluzione ONU a stabilire l'insediamento ebraico in Israele a scatenare il primo dramma, con centinaia di migliaia di palestinesi espulsi dalle loro case e dalle loro attività per fare posto ai nuovi migranti; fu la dismissione inglese dall'India a creare la conflittualità permanente tra Hindu indiani e Islamici pakistani; furono le linee di confine tracciate da burocrati occidentali tra le nuove realtà statali medio orientali a generare conflittualità che affondano nella tribalità millenaria.


Dalla Somalia al Sudan

Furono infine le politiche energetiche occidentali a determinare nuovi asservimenti medio orientali e nuove conflittualità nei confronti di un occidente che non ha mai smesso l'operato coloniale.

Che ora l'occidente, impersonato da Trump, voglia risolvere quella infinita complessità a suon di cannonate, e per giunta in breve tempo, affermando così la propria natura imperialista, altro non può generare che nuove forme di acredine, nuovi odi, nuove intemperanze, nuovi estremismi, in pratica una nuova estensione difficilmente controllabile del conflitto, estensione che potrebbe estendersi alle aree dell'Africa Orientale, dal Somaliland al Sudan, in cui le tensioni tra mondo islamico e mondo occidentale sono già presenti e prepotenti.

È pressocchè inevitabile che gli alleati Houthi dell'Iran proveranno a bloccare la navigazione tra Oceano Indiano e Mar Rosso pattugliando (o minando) lo stretto di Bal el Mendeb, moltiplicando l'effetto ottenuto dall'Iran con il blocco di Hormuz: è un atto politicamente inevitabile in una logica di relazioni e alleanze di vasta portata. Come reagirà, allora, l'occidente “braccato” nelle sue necessità prevalenti di commercio e gestione energetica?



Commenti


bottom of page