SLAVINA SINISTRA
- Gilberto

- 4 feb
- Tempo di lettura: 4 min
Chi ha sepolto la sinistra ? Chi ha allontanato la base elettorale dal progressismo ? Cosa serve per invertire il declino ?
C'era una volta l'indignazione. Si poteva percepire nell'aria e persino toccare con mano nelle piazze dei Vaffa. Poi l'indignazione ha presentato il conto, l'uno vale uno si è rivelato un dramma, perché nella vita come in politica c'è chi vale e c'è chi no, e la manovalanza eletta si è dimostrata fragile, di scarsa competenza, persino, a volte e purtroppo, grottesca.
C'era una volta un leader di professione guitto, ma il guitto aveva idee e capacità di trascinamento. Poi venne la compostezza, il formalismo, la palude dei codicilli e dei regolamenti necessari ma sufficienti a smorzare gli entusiasmi, una comunicazione ridotta a volantinaggio elementare, nel senso del livello scolastico, incolore, insapore, incapace persino di attirare attenzione, altro che persuadere.
C'era una volta Greta e l'Ultima Generazione, poi il clima è tornato stagionale e l'energia è tornata fondamentale e in assenza di migliori soluzioni anche il fossile ci va bene.
L'Ultima Generazione piagnona e apocalittica si è dissolta nell'indifferenza mentre Greta salta da una ONG all'altra, spesso non riconosciuta, quasi dimenticata.
C'era una volta il genere sessuale e carri fioriti e musicanti attraversavano le città. Poi si sono fatti i conti con la denatalità, con pochi figli e troppi pensionati, con migranti partorienti che prima incassano e poi spariscono e migranti residenti che non sempre si fanno apprezzare in virtù di atteggiamenti che eufemismo vuole si definiscano un po' eccessivi.
C'era una volta l'accoglienza cristianamente doverosa, poi venne fuori la moglie impellicciata del portavoce stivalato, e conti correnti e ville e patrimoni e quello che diceva che con l'accoglienza ci si fanno più soldi che con la coca e allora il dubbio divenne certezza dell'ennesima fregatura.
C'era una volta il lavoro con la sua dignità. E c'erano voluti secoli per affermare la dignità dei lavoratori, per arrivare allo Statuto dei Lavoratori, a regole giuste e severe, a disciplina, a formazione e sicurezza. Poi venne il Rottamatore e fece strame delle regole, ridusse in cenere i sindacati, inventò il JobsAct e il precariato.
C'era una volta il commercio e l'impresa familiare che assicurava se non ricchezza almeno stabilità. Poi vennero le Lenzuolate che travolsero il valore dell'esercizio. E vennero le aggregazioni, la grande distribuzione e i parchi commerciali, internet e i delivery, e i centri urbani si svuotarono di esercizi, famiglie, speranze e possibilità.
C'era una volta una CEE in cui giravano monete diverse e funzionali, poi venne l'Euro e ci trovammo da un giorno all'altro a spendere il doppio e guadagnare la metà.
C'erano una volta le pensioni e un accettabile sistema di Welfare, poi venne CelochiedelEuropa e comparve lo spettro della miseria che si aggira nelle vite dei più deboli e degli anziani.
C'erano una volta le Industrie, e vennero le Privatizzazioni, nuove oligarchie in favore di amicizie e appartenenze, che moltiplicarono i costi riducendo i servizi.
C'era una volta la speranza, poi vennero i banchi a rotelle e i bonus monopattino, i green pass e i crediti edilizi e la speranza si spense senza che la povertà venisse sconfitta.
C'erano una volta i giornali dai titoli rossi, le piazze piene e gli oratori attesi, poi vennero talk-show e compagini sodali di commentatori, sempre gli stessi in ogni trasmissione, sempre fedeli alle medesime battute sotto ogni format, teatrini di paludati rappresentanti del nulla che nella palude della noia affondano l'informazione.
C'è ancora, allora, chi si sorprende della disaffezione che si è andata sviluppando attorno alle promesse tradite? C'è chi riesce a sorprendersi del vuoto siderale che separa la politica praticata dall'elettorato potenziale?
Davvero continuiamo a meravigliarci del 50 e passa per cento che non accetta il rito elettorale, che non si sente rappresentato?
A ben guardare la destra politica non ha dovuto fare nulla per giungere al potere: è stato sufficiente lasciare fare errori - a raffica - alla sinistra, una sinistra che ha abbandonato la classe lavoratrice per approdare ai sicuri porti della finanza globale, che ha preferito Soros e Rotschild a Marx e Gramsci.
Perchè a mettere in fila i puntini di cui ho scritto prima gli attori e i protagonisti della debacle sono tutti appartenenti al medesimo settore, si chiamino Prodi o Bersani, Renzi o Monti, Conte o Di Maio.
Ma quello è il passato, mentre il presente si impantana nel campo santo delle idee, altro che campo largo.
Proteste di poca portata, editti proclamati a gran voce cui non segue che aria, lo sfacelo di un Partito che fu gigantesco ridotto a multiproprietà zeppa di correnti, un concetto stesso di “sinistra” che si preferisce non evocare parlando piuttosto di progressismo, mascherando nel lessico l'assenza di visione, l'incapacità di mettere assieme un manifesto programmatico, sbandieramento di vestiti rossi o pieghevoli protestatari subito rapiti dai commessi camerali: puro spettacolo in cui manca solamente la scarpa sbattuta sul tavolo modello Krusciov per scatenare un'ondata di ilarità planetaria.
Povero Nanni che si domandava dove si voleva andare con la classe dirigente del suo tempo, monumenti di coerenza e competenza rispetto all'oggi.
Serve tornare a parlare di lavoro.
Serve tornare a parlare di pensioni.
Serve tornare a parlare di sanità.
Serve tornare a parlare di scuola.
Servono progetti e capacità di visione.
Servono dati su cui misurarsi e proposte di innovazione organizzativa e strutturale.
Serve rinforzare l'area sindacale rinvigorendo la capacità di confronto.
Serve risolvere i mille tavoli di crisi aziendali.
Serve una classe politica capace di bucare gli schermi e coinvolgere su precise parole d'ordine.
Servono commentatori che non pongano ogni sera le stesse domande ai soliti noti dalle risposte già sentite ma incidano con la loro capacità dialettica la carne degli ospiti di governo evidenziandone la pochezza di idee e di soluzioni proposte.
Serve una Sinistra d'Azione, movimentista, fortemente protestataria, capace sia di azioni eclatanti che di analisi economiche puntuali e indiscutibili.
Servono aree di studio sociologico e economico su cui misurare le performance negative del governo e proporre soluzioni alternative di gestione.
Serve una comunicazione che superi gli schemi delle assemblee universitarie del secolo scorso.
Serve parlare e scrivere e interpretare argomenti seri, quelli che la popolazione vive sulla propria pelle e a cui vuole trovare risposte e soluzioni.
Serve una Visione della Società e la voglia di ridare speranza
Diversamente la Sinistra continuerà a franare come Niscemi.





Gilberto questo è un atto d’accusa duro, ma non gratuito. E soprattutto non è un esercizio di nostalgia ...è una radiografia di fratture reali, vissute sulla pelle di chi oggi non vota più.
La sinistra non è stata “sepolta” da un nemico esterno: si è allontanata passo dopo passo dalla propria ragion d’essere. Ha smesso di essere strumento e si è pensata come fine. Ha confuso la gestione con la visione, il linguaggio con la politica, l’etica dichiarata con la giustizia praticata. Nel frattempo, il lavoro si è precarizzato, il welfare si è assottigliato, i territori si sono svuotati, e a chi restava si è chiesto di avere pazienza, di capire la complessità, di fidarsi ancora.
Il progressismo, così come…