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SPOLPAMENTO LENTO

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 4 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

Giorno per giorno i diritti acquisiti vengono ridotti e i Servizi Sociali passano in mano privata. Come si riflette sulla vita di ciascuno la trasformazione sistemica del modello economico imperante?


Apparentemente è un cambiamento persino trascurabile: avviene giorno per giorno, e sta modificando radicalmente le nostre quotidianità. Una sorta di mitridizzazione, di abitudine al veleno, all'intossicazione prodotta dalla deformazione del modello economico prevalente e della conduzione politica della cosa pubblica che ne consegue.


L'Illusione della libertà

Viviamo in una sorta di sogno, in una granda illusione. A forza di sentirci dire e ripetere che siamo liberi abbiamo finito col percepirci liberi, all'interno di un significato di libertà calato dall'alto, appreso più che vissuto.

Così quando ci confrontiamo con i tempi del nostro agire quotidiano, con le modalità, con gli svaghi, con i consumi e con le abitudini che sono le stesse identiche dei nostri vicini o dei nostri colleghi, potremmo anche capire che non di libertà si tratta ma di coazione a ripetere.

E magari riteniamo che la libertà consista nel disporre di ore libere dal lavoro, di giorni liberi dal lavoro, salvo poi trovarci incolonnati, insieme a migliaia di altri come noi impegnati a consumare il tempo liberato dal lavoro come libertà vuole, come se il nostro senso di libertà dovesse necessariamente coincidere con l'utilizzo del nostro tempo secondo le regole economicamente stabilite da altri, da un sistema che è pura economia, nulla a che vedere con l'etica, tanto meno con l'umanesimo comunque inteso.

E mentre andiamo a lavorare, o mentre andiamo in vacanza, potremmo persino soffermarci a pensare che ogni servizio di cui disponiamo, ogni consumo che produciamo, altro non è che frutto dell'obbediente partecipazione al lavoro da parte di altre persone che come noi partecipano del sistema produttivo che detta tempi, regole e consumi. Ogni nostro consumo si basa, ad essere onesti e a guardare negli occhi la realtà, sull'asservimento lavorativo di qualcun altro.


Spostamento lento

Accade allora che ciò che un tempo era offerto da un servizio pubblico dai contenuti anche interessanti, la RAI dei decenni passati, e dai costi abbordabili, sia prima divenuto esteso con l'ingresso delle emittenti commerciali e abbia poi avviato quel processo di trasformazione definito dallo svuotamento dei contenuti interessanti (oggi i palinsesti sono in larga misura decerebranti) con trasferimento dei contenuti potenzialmente appetibili su piattaforme a pagamento, fruibili solo a condizione di disporre di una connessione permanente e potente a internet.

Così ciò che ieri costava 10 euro al mese di canone, oggi ne viene a costare dai 25 (oltre ai 10 che non sono scomparsi) ai 40 euro al mese, contando i costi di Fibra + abbonamenti ai diversi canali fruibili sul grande schermo domestico. E si intende che i prezzi attuali sono quelli ideati per acchiappare il cliente, e destinati ovviamente ad incrementare nel tempo una volta che al cliente sembri insostituibile il servizio ricevuto.


Il Modello sistemico

Il passaggio da Servizio Pubblico dell'intrattenimento televisivo a canone calmierato a Servizio Privato oneroso è stato silenzioso, apparentemente ineludibile e naturale, ma è solo l'approccio ad un cambiamento sistemico e strutturale che coinvolge le nostre vite e sconvolge le consuetudini.

Ora lo stesso modello si ripercorre nei servizi sociali di maggiore interesse, nella Sanità e nella Scuola.

Ridurre al minimo essenziale il Servizio Pubblico per attribuire i servizi utili al Privato, prima in termini di convenzione, abituando così il pubblico alla fruizione dei servizi privati tramite convenzione pubblica (sanità) o finanziamento (scuole paritarie), per poi passare direttamente ad un'offerta pubblica di dubbia efficacia rispetto ad un servizio gestito da privati con contenuti adeguati alle aspettative.

Se oggi moltissimi pazienti optano per la sanità privata convenzionata domani la pochezza del servizio pubblico imporrà la sottoscrizione di polizze assicurative per essere curati nelle cliniche private.

Se oggi i contenuti offerti dalla Pubblica Istruzione sono irrisori e inadatti a preparare un giovane alle sfide lavorative di domani, chi potrà affiderà i pargoli e la loro istruzione ad istituti privati capaci di attribuire conoscenze adeguate, in grado di formare chi studia alle necessarie competenze di un mondo in divenire.


Spolpamento lento

Il “modello” è reiterato, sempre lo stesso, fedele a se stesso.

Trasferire ciò che ieri era pubblico e non eccessivamente oneroso, quando non persino gratuito, al Privato in grado di creare Valore dai servizi attribuiti è il fondamento operante.

Il cittadino così diviene sempre meno cittadino e sempre più utente, cliente, consumatore.

Definito al minimo di sopravvivenza il mandato salariale e retributivo o pensionistico grazie ad un ammorbidimento sindacale composto da generosi finanziamenti per la formazione integrativa, obbligatoria e permanente di colletti bianchi e blu, ecco che il cliente, consumatore, utente, per affrontare i costi definiti dal Privato subentrato al pubblico dovrà assicurarsi, definendo così un ulteriore pagamento ooneroso, oppure, nella peggiore delle ipotesi, ricorrere a prestiti e finanziamenti per affrontare i costi di servizi irrinunciabili, quelli per la Salute o per l'Istruzione dei figli in primo luogo.

Il Capitalismo consiste nel creare Valore non solo dalla produzione di servizi e beni ma anche dal Valore stesso, come insegnano le forme dell'investimento finanziario.

All'interno di un sistema siffatto non esiste più la “cittadinanza” di impronta illuminista nella cui forma ideale siamo stati illusoriamente cresciuti, bensì un esercito di Clienti a cui vendere consumi, stili di vita, aspettative (coerenti con i consumi e gli stili di vita), svaghi, intrattenimento, speranze e opportunità, mantenendoli per quanto possibile in uno stato di necessità e precarietà, così da rinforzare il bisogno e ridurre le possibili aree di contestazione, minacciando l'esilio sociale e il ripudio verso chi non si adegua.

E tutto questo prende il nome di Libertà.


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