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RISCRIVERE LA STORIA

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 23 nov 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

PERCHE' DOBBIAMO RISCRIVERE LA STORIA

(in particolare la storia del Risorgimento)


Col passare del tempo, con l'evolvere delle situazioni politiche e geopolitiche, è opportuno rimettere mano alla Storia del passato e riscriverla secondo Verità e non secondo Opportunità, come fino ad oggi è stata proposta.

Leggere la Storia per il verso giusto, al netto delle boriose retoriche utili ad indottrinare fin dalle scuole elementari i futuri cittadini (perchè a questo serve la scuola e non ad altro: indottrinare, disciplinare e indirizzare), serve soprattutto a comprendere il presente e, per chi dispone della giusta sensibilità, a comprendere le sue possibili evoluzioni.


La Storia è un processo olistico: coinvolge arti e mestieri, tecnologia e struttura economica, lettere e musica. Trainata dai cambiamenti nei processi tecnologici e produttivi la Storia definisce le necessità delle genti aggregate in forme riconoscibili (Stati, Regni, Imperi) per soddisfare le necessità delle rispettive economie, le rispettive culture e forme organizzative sociali.

La Storia è un processo vivo e vivace, non quella materia arida colma di date dimenticabili e di nomi resi vani dal tempo che ci si incaponisce ad insegnare nelle scuole.


Così la rilettura e riscrittura secondo Verità definisce una nuova e ben diversa descrizione dell'epoca risorgimentale, epoca in cui tre imperi (Francia, Inghilterra e Austria) si scontrano nella penisola italica per il ottenere il controllo sul Mare Mediterraneo.

Motore chiave di tutto il processo è la prossima apertura del Canale di Suez che rivoluziona, insieme con il motore meccanico, la navigazione e il trasporto delle merci.


Per prima fu la Francia a sostenere la conquista della Lombardia per mano Piemontese. Di vera conquista si trattò: alla Lombardia non fu concesso un proprio governo locale (Cavour temeva la nascente forza industriale regionale rispetto all'assetto piemontese).

Fu annessione senza diritto di replica.

Poi intervenne l'Inghilterra, forte del proprio impero, della propria Marina e in particolare della Massoneria presente in Italia per il tramite della Giovine Italia di quel Mazzini che Cavour aborriva.

Fu Londra ad assoldare Garibaldi, a finanziare la sedizione locale e l'armamento dei Mille (prevalentemente bergamaschi, privi in quel tempo di risorse lavorative ma bene istruiti rispetto alle necessità della nascente industria lombarda).

Fu la Marina Inglese a consentire lo sbarco a Marsala e fu sempre la stessa Marina a cannoneggiare il cannoneggiabile per proteggere l'avanzata delle camicie rosse.

I Savoia erano fortemente restii, per non dire contrari, ma si videro consegnare i territori conquistati dall'azione inglese e da quella Massoneria a cui lo stesso Cavour aderiva, nominando de facto i Savoia titolari, per conto di Sua Maestà Britannica, del controllo mediterraneo.

Non fu quindi, affatto, un “risorgimento nazionale”, una “aspirazione unitaria e identitaria” ma una semplice guerra di conquista, di annessione e di sottrazione di beni, con amplissimo trasferimento di ricchezze da Sud a Nord.

Una guerra di annessione e conquista che rese ricca la borghesia industriale settentrionale e immiserì il meridione, con un potere esercitato con arroganza e violenza dalle stolide milizie piemontesi.

Poi gli italiani appresero a fare di necessità virtù, ma questo non significa che dobbiamo continuare a farci menare per il naso con la favola risorgimentale.



 
 
 

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