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ECONOMIA, TURISMO E TERRITORIO

Immagine del redattore: Gilberto
Gilberto
2 set
Tempo di lettura: 3 min

Che valore ha un paesaggio? E cosa racchiude un paesaggio se non la cultura, le coltivazioni, la cura del territorio, i modelli aggregativi e sociali?

E' possibile parlare (e scrivere!) di turismo se non si antepone il Territorio come elemento di valutazione strategica, di prospettiva olistica di sviluppo economico, sociale o produttivo?

Osservo troppo frequentemente interventi tesi a interpretare il “turismo” come economia a sé stante, indipendente dal territorio e dalle sue caratteristiche, sorta di agente patogeno che vive in simbiosi con il territorio sfruttandone le risorse fino all'estinzione dell'ospitante.


Il Territorio è, e coincide con, le forme aggregative, economiche e sociali che su quello insistono, e non è possibile separare il “turismo” dall'agricoltura, dalla manifattura, dall'artigianato, dalla pesca o dalla silvicoltura.

Davanti alle consistenti problematiche di svariate forme dell'economia, a partire dall'agricoltura pesantemente colpita dalle dinamiche climatiche e da quelle manifatturiere aggredite dalla crisi energetica, la prospettiva politica deve essere quella di individuare strategie di sviluppo che considerino nel suo insieme olistico il territorio e non i singoli spezzoni, le singole componenti, come categorie autonome e indipendenti.

Il cambiamento climatico è in corso, è strutturale, è piano inclinato su cui le dinamiche scendono in accelerazione e non “si salvano” i territori trasformandoli da agricoli in turistici se l'agricoltura viene scardinata dalla carenza idrica, non si afferma l'economia turistica se il litorale è invaso da mucillagini e meduse urticanti, e gli effetti del cambiamento li rileviamo semplicemente osservando i tassi di crescita del turismo urbano e metropolitano rispetto ai cali (e i crolli) del turismo balneare, alle spiagge semideserte fotografate il 1 agosto scorso e rimbalzate nella rete.

Non basta parlare di “Governance” del fenomeno turistico se non disponiamo di una strategia complessiva per il Territorio in cui le diverse forme dell'economia tendano a sostenere e supportare gli elementi caratterizzanti il “paesaggio” e, di conseguenza, l'attrattività turistica e territoriale.


O si inizia a ragionare in termini di “Visione olistica” o le prospettive di mantenimento e rilancio delle forme dell'economia si riducono rapidamente.


Vision & Prospettiva

Si potrebbe iniziare dalle parole che ripetutamente, prima con Papa Francesco e ora con Papa Leone, giungono dal Vaticano: i modelli di consumo proposti dal moderno capitalismo sono distruttivi tanto per l'Individuo quanto per l'Ambiente.

L'Individuo è trasformato sia in Consumatore che in Prodotto di Consumo, esposto e reso disponibile nel mercato delle relazioni sulle piattaforme online, mentre l'Ambiente è distrutto dalle dinamiche dello sfruttamento ossessivo e compulsivo necessario a fare fronte all'iper produzione industriale, a sua volta generatrice dell'iper consumo caro al capitale.

Mentre le prospettive sociali, e culturali, appaiono disarmanti quelle ambientali inducono alla disperazione, non essendo semplicemente possibile reintegrare le risorse sottratte e non essendo (altrettanto) possibile un consumo infinito delle risorse.

Nella Vision territoriale, allora, questi elementi non possono non essere tenuti in considerazione: quale Ambiente vogliamo proporre e gestire e quale forma di Società di Umanità desideriamo ospitare?

Come intervengno i cambiamenti climatici e quali modelli possiamo e dobbiamo affermare per adeguare il territorio al cambiamento e, con l'adeguamento, rendere possibile l'insediamento umano e la valorizzazione dell'azione umana?

Quai modelli relazionali desideriamo si perpetuino all'interno del territorio? Di complementarietà e collaborazione o di sfruttamento e contrapposizione? E sulla base di quali prospettive e modelli economici sarà possibile determinare la forma dell'agire sociale?

Ecco allora che la questione del “Territorio” supera l'aspetto geografico e morfologico per divenire principalmente dimensione etica e morale sulla quale affermare una progettualità sistemica che attraverso la concezione del territorio divenga struttura politica, organizzativa, economica e sociale.

Se qualcuno nel passato affermava che “senza lotta di classe l'ambientalismo è solo giardinaggio”, a maggior ragione oggi è necessario sostenere che “senza cambiamento di paradigma il territorio e destinato a scomparire”, e forse varrebbe la pena soffermarsi e incontrarsi per affrontare l'argomento quando abbiamo ancora un argomento su cui ragionare.


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