top of page

IL TERZOPOLISMO DELLA PICIERNOSFERA

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 13 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

Il rilancio di un “terzo polo” centrista può portare ad una maggior chiarezza nell'offerta politica ma rischia di frantumare l'alternativa attuale alla Destra di governo. Verso una “fusione fredda” con gli eredi Berlusconi ?


L'uscita dal PD di alcune autorevolissime rappresentanti, prima fra tutte l'onorevole Picierno, affianca l'ipotesi ventilata da Marina Berlusconi di un posizionamento maggiormente centrista di Forza Italia, con allegato il satellite dei Moderati.

Un Terzo Polo centrista che insieme a Renzi e Calenda, alleati per necessità, potrebbe dare l'idea di rinverdire antiche politiche Dorotee e democristiane, un pentapartitismo che occhieggia al laburismo diventando pianeta attrattivo per ciò che della Margherita milita ancora nell'attuale PD.

Un progetto, privato delle margheritine in fuga, che inevitabilmente costringerebbe il PD di Schlein a disporre di un “campo stretto” di alleanze composto da M5S, AVS e Rifondazione, ottimizzando una prospettiva originariamente socialista ma strutturalmente, da decenni, immersa in un neoliberismo che non consente critiche fondamentali al modello economico prevalente: insomma nulla a che fare con Gramsci e Turati, men che meno con Marx, in un marmellatone politico senza ideologia che sposa l'economia LibLab che fu di Blair e Clinton.


Un problema di visione

Inoltre un problema a sinistra non secondario: che posizione si assume in materia di Ucraina?

Che relazione definire con la Russia? Che rapporti mantenere con la NATO e gli USA? Quanto Europeismo manifestare in questo modello di UE a trazione germanica e bancaria?

Tra le idee esposte dagli esponenti del “campo stretto” le contrapposizioni sono manifeste, mentre il Terzo Polo centrista tutto è fuorché diviso: Iperatlantista, Slava Ucrainista, fedele all'orientamento finanziario della BCE avallato dalle politiche comunitarie.

In chiave di assetto governativo il Terzo Polo potrebbe allearsi col PD rinnovando il pentapartitismo democristiano, ma solo e sempre se, in funzione della legge elettorale, avesse la forza di superare la Destra che avanza, non solo in Italia, trainata da un diffusissimo disagio popolare.

Certo le cose anche a Destra non sono rosee: anche lì le posizioni in materia di politica estera sono variegate, frantumate e conflittuali, e in buona parte chi a suo tempo votò la Destra oggi ne sottolinea, aspramente criticando, l'aver accettato quelle forme di atlantismo e europeismo che sorreggono il neoliberismo indicato e vissuto come responsabile e promotore della macelleria sociale in corso in tutto il continente.


Mine vaganti

Dalla lettura che se ne può trarre la nascita di un Terzo Polo centrista definisce il superamento del bipolarismo manifestato durante la Seconda Repubblica ponendo un'opzione rilevante sul ritorno al Proporzionale Puro per aggregare forze omogenee dopo l'evento elettorale, un proporzionale da Prima Repubblica che affida al Presidente della Repubblica opzioni, scelte, indirizzi e prospettive, mandando definitivamente in cantina i progetti di premierato tanto cari alla destra attuale.

In una situazione come quella che disegno l'attuale alleanza tra PD e M5S non avrebbe più senso, frammentandosi il PD con la confluenza al centro dei centristi e diventando per il M5S l'autonomia strategica e operativa unico emblema esponibile.

Il Terzo Polo, insomma, è una mina vagante che nel breve periodo potrebbe avere come unico risultato quello di frantumare le opzioni vigenti dell'opposizione, dipendendo inoltre per il suo eventuale successo sia dalla forma della legge elettorale che da una crescita dei consensi di tale portata da potersi candidare al premierato, elementi questi assolutamente improbabili allo stato dei fatti.

Opportuno allora domandarsi quali ragioni e fondamenta logiche siano alla base dell'ennesimo scisma nel mondo laburista se tutto questo agire determina, prevedibilmente, un ulteriore indebolimento delle possibilità di affermazione elettorale dell'opposizione: se si tratti di un drammatico caso di personalismo o se si possa individuare nell'azione un reale, concreto e credibile progetto politico capace di futuro.


Le comiche finali

E qui, teniamoci forte, le carte passerebbero in mano alla famiglia Berlusconi: se gli eredi decidessero che Forza Italia sta al centro e non a destra, allora tutto si rimetterebbe in discussione, se Fininvest opzionasse un centro europeista e moderatamente progressista la “fusione fredda” al centro potrebbe miracolosamente affermarsi. Sinceramente che il laburismo italiano venga salvato dagli eredi Berlusconi potrebbe persino diventare trama per un soggetto di farsa politica, a alle viste l'orizzonte che si delinea sembra proprio di questa natura.

Non ci resta che osservare: sarà un anno lungo e tormentato.


Commenti


bottom of page