LA MOGLIE DI TOLSTOJ E IL LATIFONDISMO DIGITALE
- Gilberto

- 2 giorni fa
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Lev Tolstoj trascorse l'intera esistenza affermando l'insussistenza della Proprietà privata, la profonda ingiustizia del latifondismo agrario, il suo essere frutto di rapina o comunque di indebita appropriazione. Oggi la Chiesa avvisa i rischi del nuovo Latifondismo tecnologico e finanziario.
Sua moglie, Sofja Andreevna Bers, latifondista di immense dimensioni, non era per nulla d'accordo ma amando Lev, che aveva sposato appena diciottenne e da cui aveva avuto tredici figli, affiancò lo scrittore aiutandolo ad approfondire l'aspetto filosofico del profondo e spirituale cristianesimo che avvolge e permea di sé l'intera opera di Tolstoj.
Anch'essa scrittrice, di lei rimangono gli interessanti Diari, si occupava dell'organizzazione delle opere del marito di cui era, oltre che consorte, una sorta di agente letterario e in quella funzione certamente inorridì all'idea propugnata dal marito di cedere ai contadini, persino a titolo gratuito, le terre di cui godava l'appannaggio e da cui traeva il notevole e confortante benessere che con Lev condivideva.
L'epoca, la metà del XIX° secolo, affermava nelle russie un tardo feudalesimo imperiale e la miseria dei contadini, veri servi della gleba di centocinquant'anni fa, era il supporto e lo strumento della ricchezza dei proprietari: la questione agraria e dei latifondi era la più dibattuta da Pietroburgo a Vladivostok e Tolstoj riteneva cristianamente necessaria la cessione delle proprietà individuali a favore di un collettivismo ecumenico di impronta ortodossa, non dissimile dalle forme del pauperismo che nei secoli hanno manifestato costanti emergenze eretiche nel vasto universo cristiano.
Il dilemma che strazia l'anima del protagonista del romanzo Resurrezione, il principe Dmitrij Nechljudov, è il medesimo che tormentò lo spirito di Tolstoj nel suo percorso narrativo e esistenziale: come agire con coerenza rispetto al credo cristiano?
Coerenza etica e cristianesimo
Siamo quello che pensiamo o siamo ciò che agiamo e pratichiamo?
Per Tolstoj l'intera impalcatura sociale è un castello di ipocrisie e convenzioni in cui a fronte di una celebrazione esteriore del rito cristiano il comportamento individuale è egoista, avido, predatorio e violento, e quel comportamento si definisce ripetutamente tanto nelle relazioni di sopraffazione individuale quanto nei modelli sociali.
Ognuno agisce esclusivamente per il proprio interesse e tornaconto e le parole del Vangelo risultano essere solamente un mormorio da recitare occasionalmente senza peraltro dare seguito ai contenuti affermati. Neppure i contadini a cui il Principe vuole regalare i terreni, abituati come sono ad essere sfruttati, riescono a comprendere, tanto meno a credere, alle proposte del latifondista pentito, tanta è la consuetudine all'essere sfruttati, giocati, derisi da intravvedere nell'offerta e nel regalo una subdola manovra anticipatrice un'ulteriore bastonatura.
Del cristianesimo vi è solo la parvenza, l'estetica formale, la cerimonia, mentre Tolstoj vuole l'applicazione pratica, la condivisione, la partecipazione, la solidarietà, il reciproco sostegno, il cammino comune.
La Proprietà, quindi, assume ruolo centrale e con essa l'intera articolazione del Diritto, della Legge e della Norma, che sulla Proprietà fanno perno e dalla Proprietà derivano.
Tolstoj, per coerenza, applicò ad una parte delle proprietà famigliari le proprie idee definendo un villaggio condiviso, istituendo scuole per i figli dei contadini e presidi sanitari, collettivizzando le terre secondo il credo cristiano e l'etica conseguente, non senza profondi dissapori domestici dato che la maggior parte delle terre apparteneva alla consorte.
Quella di Tolstoj fu visione estrema, interpretazione che oggi diremmo fondamentalista dell'etica cristiana, in qualche misura anticipatrice della rivoluzione comunista che proprio dalla questione irrisolta del latifondo avviò, in Russia, la propria crescita.
Dostoevskj, contemporaneo di Tolstoj da cui lo separavano sette anni di età, temeva l'estremismo etico di Tolstoj tanto da rappresentare i propugnatori del collettivismo come Demoni in un celeberrimo romanzo e il loro dibattito a distanza, la loro interminata diatriba etica, si riflettono ancora nel dibattito politico contemporaneo.
Etica e proprietà nella sinistra odierna
Non sembra a chi scrive che la proprietà privata sia oggi disdegnata da alcun appartenente al mondo della sinistra politica o dell'appartenenza al vasto pensiero cattolico, né si ha traccia alcuna di ipotesi vicine a quel collettivismo evangelico affermato da Tolstoj.
L'etica corrente è più simile a quella manifestata dalla moglie di Tolstoj che dallo stesso Tolstoj.
Comprendiamo le ragioni, si dice, ma la questione deve essere risolta altrimenti, non certo attraverso la cessione della mia proprietà.
I temi cari a Tolstoj della condivisione, della partecipazione, della solidarietà, del reciproco sostegno e del cammino comune vengono raccolti in manifestazioni di interesse, in slogan esteriori, in affermazioni simboliche, confluendo al massimo, e al più, in ritocchi delle norme fiscali, in proposte di contributo sociale che i più facoltosi dovrebbero e potrebbero versare alla collettività (e il condizionale, si intende, è d'obbligo).
Con l'accettazione formale e sostanziale della Proprietà come forma originaria della struttura organizzativa dell'economia e della legge, la sinistra politica contemporanea ha dismesso il suo compito originario collocandosi al di fuori del progetto sociale avviato dalla critica marxiana al modello capitalista, senza peraltro riuscire, allo stato attuale, a sviluppare un nuovo progetto alternativo, una nuova visione e interpretazione della Società in qualche modo coerente con le tematiche evangeliche esposte da Tolstoj, in qualche misura alternative rispetto alla logica corrente del capitalismo e delle sue evoluzioni.
Francesco, Leone e il latifondismo tecnologico
Così tocca persino a noi miscredenti rifugiarsi nell'ascolto e nella condivisione delle parole di antichi oppositori, di quel papato che per secoli osteggiò il socialismo e oggi lo riscopre acquattato in encicliche di ampia portata sociale di natura tanto etica che economica, nelle forme di una significativa allerta planetaria a ciò che i frutti malati del nuovo Latifondismo Finanziario e Tecnologico portano con sé, alla necessaria resistenza alle imposizioni, alla fondamentale necessità di individuare formule che salvino i nuovi servi della gleba dallo strapotere dei padroni.
Se ieri la proprietà fondamentale era quella terriera, geograficamente determinata, oggi la proprietà fondamentale è quella digitale su cui si snodano le autostrade dell'informazione, della conoscenza, dell'economia, del controllo sociale, delle relazioni informali e questa nuova Proprietà fondamentale è racchiusa in poche, pochissime mani: è un nuovo Latifondo Planetario basato sulla tecnologia e gestito dalla finanza a cui l'accesso è escluso ai più. Un nuovo strumento di controllo totale rispetto al quale la maggioranza dei viventi si trova ad essere conteggiata come le Anime Morte di Gogol.





Il paragone tra il latifondista di ieri e il potere tecnologico di oggi è sicuramente interessante. La terra un tempo era la principale fonte di ricchezza e chi la possedeva aveva un enorme potere sulla vita degli altri. Oggi una parte del potere si è spostata verso chi controlla infrastrutture digitali, dati, piattaforme e strumenti di comunicazione.
La differenza è che la tecnologia non è solo uno strumento di dominio è anche una grande opportunità di conoscenza, connessione e crescita. Il vero punto forse non è demonizzare il progresso, ma chiedersi come evitare che pochi soggetti abbiano un controllo eccessivo su strumenti diventati essenziali per tutti.
Come nella questione della terra, anche oggi la sfida è trovare un equilibrio tra…