IL TRAVAGLIO DI TRAVAGLIO
- Gilberto

- 1 mag
- Tempo di lettura: 3 min
Mentre il fantasma di Berlusconi agita le sue notti, gli eredi di Berlusconi complicano le prospettive politiche. Il “Caso Minetti” potrebbe rivelarsi un boomerang per la strategia del grande direttore?
La sua è una lotta senza quartiere e senza tempo avviata in tempi ormai immemori affrontando le dinamiche della nascita dell'impero berlusconiano e le relative ipotesi, ormai a tutti note, di coinvolgimenti messi in atto da parte di organizzazioni non esattamente limpide.
La sua è lotta apprezzabile, sia chiaro, contro alle malefatte, le ingerenze, gli interessi privati in atti pubblici, tutti elementi che chi scrive condivide totalmente sotto il profilo etico e morale.
Ma spesso, per non dire quasi sempre, etica e morale sono concetti molto manifestati e altrettanto poco praticati dalla politica operativa, così il “caso Minetti” che in questi giorni occupa le menti giornalistiche e gli spazi di dibattito pubblico potrebbe essere inteso sia come caso etico morale sia, a maggior ragione, come caso politico.
Sulla questione etica non è sbagliato valutare se le procedure, gli atti portati a sostegno e le testimonianze relative alla domanda di grazia espressa dalla signora Minetti siano state corrette, esatte e dettagliate come etica vorrebbe.
Chi scrive sa bene che nella vita capita di intraprendere sentieri scivolosi e pertanto compito di una Società matura che si dice cristiana è quello di perdonare e consentire un ritorno sulla retta via delle buone pratiche a qualsiasi peccatore.
Per chi non ricordasse la materia suggeriamo la rilettura della parabola del Figliol Prodigo o quella della peccatrice in cui il buon Dio suggerisce “vai, e non peccare più”.
Diversissima la questione politica.
Al direttore, che non sembra animato di passione e simpatia a favore della coalizione di governo, sembra dare piuttosto fastidio il fatto che gli eredi di Berlusconi, in particolare la figlia Marina, stiano lavorando più o meno sotto traccia per proporre un governissimo di centro al prossimo giro di boa elettorale.
L'ipotesi è di smarcare Forza Italia dalla relazione con FdI e Lega, ponendola al centro dell'emiciclo, offrendo così alle forze cosiddette moderate di tornare a proporre una coalizione di governo sulla traccia degli antichi pentapartiti a trazione democratico cristiana e socialista.
In tempi in cui l'equilibrio tra gli schieramenti derivanti da un bipolarismo imposto è tale da rischiare la conflittualità sociale permanente, conflittualità che emerge ogni giorno un po' di più, e in cui le decisioni di assumere potrebbero essere impopolari, tanto da impedire ad uno schieramento identitario di farle proprie, ecco che una soluzione di Grande Centro, una Grosse Koalitionen potrebbe rappresentare una via d'uscita dall'impasse a cui, non solo in Italia, conduce il bipolarismo.
È in questo quadro che si colloca il “caso Minetti”: riesumare le carenze etiche del berlusconismo, affermare una pochezza nella pratica istruttoria addebitando la pochezza al Ministro, provare a indebolire la figura del Presidente della Repubblica suggerendogli di non fare scherzi a sostegno dei Berluscones potrebbe essere il disegno politico assunto dalle inchieste pubblicate dal quotidiano travaglino.
Osserviamo però che se errore di procedura istruttoria vi è stato, lo stesso dovrebbe essere imputato alla Procura di Milano, che ha operato di fatto l'istruttoria e le indagini relative, e non al Ministero. Il che, se confermato, rappresenterebbe un vero boomerang per chi, da sempre, sostiene a spada tratta senza se e senza ma l'operato della Magistratura, Magistrutura peraltro in questa fase messa sotto attacco anche dall'altro caso popolare, quello di Garlasco, in cui parrebbe che un innocente abbia passato più di quindici anni ingiustamente in carcere a causa dei preconcetti e dei pregiudizi degli inquirenti e dei giudici.
Osserviamo anche che se per caso risultasse che l'intera istruttoria fu gestita correttamente, sulla base di atti ufficiali, delle carte disponibili e degli elementi probanti autorizzati dalle procedure internazionali, lo stesso caso diverrebbe boomerang attribuendo velleitarietà e gratuità accusatoria alle inchieste sbandierate ai quattro venti.
Insomma: la questione è quanto mai sdrucciolevole e pericolosa, ma chi scrive è certo dell'onestà intellettuale del Direttore Travaglio e della sua volontà di affermare prima di ogni altra cosa l'etica necessaria nelle relazioni tra Individuo e Stato, tra Cittadino e Giurisprudenza, la correttezza morale che deve permeare di sé istituzioni e individui.
Poi chissà, a pensar male si fa peccato...





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