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ABORTO, EUTANASIA E AUTODETERMINAZIONE

Immagine del redattore: Gilberto
Gilberto
2 set
Tempo di lettura: 3 min

Nel dibattito civile in corso sui grandi temi etici dell'Inizio e Fine Vita sarebbe opportuno definire il principio cardine dell'Autodeterminazione.


Chi è responsabile della propria esistenza?

L'Individuo esistente, la società, la magistratura, i medici, il clero?

Sarebbe sufficiente porsi la domanda in questa forma per giungere alla conclusione che rispetto all'Esistere soggettivo solamente la soggettività può essere chiamata ad operare una scelta, ma il dibattito in corso sui concetti fondamentali dell'Etica, e l'Esistere è elemento sostanziale senza il quale non occorre etica, è da sempre viziato da correnti di Potere che imputano a terzietà autocostituitesi in forma di Potere il diritto di scelta.

Se il diritto all'Esistere sia anche un dovere è argomento indimostrabile e indimostrato essendo la formulazione in “dovere” niente più che elemento di utilità sociale ben più che materia coerente e logica, fondandosi il dovere nell'appartenenza ad un gruppo sociale per il quale operare e dal quale dipendere nelle rispettive fasi dell'esistere.

Esiste poi, notoriamente, la versione teologica della dimensione dell'Esistere in capo alla volontà divina, versione spesso ipoteticamente recante il dogma della sacralità della Vita che, se fosse tale e fosse applicato, dovrebbe essere esteso ad ogni forma di vita e di esistenza, perché o la Vita è Sacra in ogni suo aspetto e per ogni vivente o non è.

Ma quello del sacro è campo minato e scivoloso, in cui l'uomo si arroga la sconcertante capacità di intendere, comprendere e interpretare il pensiero divino, assumendo un livello di presunzione e di arroganza che nessun altro vivente si consente.

Il divino tante volte citato nella prassi, nelle forme, nei riti e nell'organizzazione è troppo umano nel suo costrutto e nei suoi ordinamenti per essere sovrapponibile ad un'idea per quanto modesta di trascendente e lascio volentieri ai suoi costruttori il compito di tentare, per l'ennesima e impraticabile volta, la sua dimostrazione.

Esistere è attributo del vivente, comunque inteso e in quanto tale non può essere scollegato al principio di autodeterminazione, ovvero di scelta autonoma e indipendente sui criteri della propria esistenza, sulla gestione autonoma delle scelte afferenti la dignità del proprio esistere, degli attributi necessari e sufficienti per cui l'esistere sia perseguibile.

Si potrebbe allora discettare relativamente al livello di consapevolezza dell'esistente, ovvero se il principio di autodeterminazione valga e debba valere per tutti gli esistenti o sia riservato esclusivamente alla specie umana, e non si tratta certamente di questione banale visto che coinvolge l'intera filiera dell'alimentazione, della caccia, dell'allevamento e del diritto animale alla dignità del vivere.

Mantenendoci sul piano dei nostri simili, appartenenti alla medesima specie, vale allora la pena osservare come non vi sia alcuna logica nell'affermare il diritto alla pratica abortiva genericamente attribuito al femminile, e la negazione del diritto al suicidio assistito se assumiamo come corretto e adeguato il principio soggettivo e individuale dell'autodeterminazione.

Nè per quanto riguarda l'aborto né per quanto al fine vita si afferma, nella forma attuale, il diritto soggettivo e individuale all'assumere decisioni relative al proprio esistere, ma la decisione viene attribuita a soggetti terzi, siano essi gestanti, magistrati, medici o peggio ancora politici.

Logica vorrebbe, piuttosto, che solo l'individuo possa assumere la scelta relativa al proprio esistere e se tale scelta è impraticabile, per evidenti motivi, al Feto, che è comunque un Esistente e come tale assume personalità giuridica rilevante a mio avviso non cedibile a terzi e da gli stessi terzi non gestibili in termini di sentenza di morte, la scelta relativa al mantenimento dell'Esistere quando l'esistenza sia divenuta insopportabile spetta esclusivamente al soggetto individuale, nella sua giuridica responsabilità del proprio operare e vivere.

Non quindi un diritto alla vita che si avvia come tale ma diviene poi un obbligo alla sofferenza trasformando l'esistenza in doloroso ergastolo, ma un solido principio di autodeterminazione soggettivo e individuale che attribuisca al singolo ogni e qualsiasi scelta afferente la propria condizione dell'Esistere.

Si tratta, manifestamente, di questione etica e filosofica, di semplicissima logica consequenziale alla definizione di “Esistente” avulsa da a mio avviso pretestuosi e distorsivi elementi di controllo sociale, siano essi religiosi o giuridici, nei secoli di volta in volta affermati come sovrani o fondativi.

Se l'Esistente esiste e si pensa esistente il proprio esistere è sostenuto dalla consapevolezza dell'esistere e dalla volontà di esistere, e qualora la consapevolezza risulti insopportabile e la volontà di esistere cessi è solo la propria scelta, la propria determinazione, ad avere e assumere diritto.


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