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ZTL E SVILUPPO URBANO

  • Immagine del redattore: gil borz
    gil borz
  • 1 gen
  • Tempo di lettura: 5 min

Adattare la città ai grandi cambiamenti economici e affermare la propria peculiarità urbana.

Progettare la Vercelli del futuro prossimo è impresa complessa che non può prescindere da un'analisi di scenario e di contesto.


Da decenni, la prima volta fu alla fine degli anni '80 a Novi Ligure, mi trovo ad affrontare in termini consulenziali la tematica del “mantenimento identitario e commerciale” dei centri storici di piccole città, minacciate ieri dallo sviluppo di grandi centri commerciali limitrofi e oggi da una modifica strutturale tanto dell'organizzazione sociale quanto dei modelli di consumo.

Non mi sorprende pertanto la polemica avviata a Vercelli, città di grande “vis polemica” su qualsiasi argomento urbano, dalla proposta di ampliamento della ZTL abbracciando l'intero aggregato interno all'anello urbano.

La città, purtroppo, non si è ancora ripresa dal rifacimento del principale boulevard garibaldino, operazione di maquillage molto bella sulla carta progettuale ma risultata meno pratica nella realizzazione finale; è poi alla prese con un progetto non meglio chiarito sulla ristrutturazione della Piazza principale, piazza Cavour, progetto che potrebbe definire una possibile sorta di discriminazione tra tipologie di commercio mettendo a disposizione dei bar risorse economiche altrimenti non disponibili ad altri operatori economici. È infine non lontana dal battibecco per quanto riguarda la nuova pavimentazione della piazza antistante il Municipio nonchè sul rifacimento di Palazzo Alciati e relativa piazzetta.

Ovviamente polemizzare è facile, mentre scegliere e progettare è difficile, ferma restando la prassi per cui ogni progetto specifico si dovrebbe collegare ad un'idea di città, di identità urbana e di funzione sociale degli spazi pubblici predefinita e chiaramente descritta.


ZTL VECCHIE E NUOVE

Da che ho memoria l'istituzione di Zone a traffico limitato genera liti furibonde alla base delle quali si palesano timori di collassi commerciali e di crollo del valore residenziale e, da che ho memoria, le ZTL una volta strutturate mantengono un elevato valore residenziale (in molti casi lo incrementano) e modificano il tessuto commerciale coerentemente con i macro mutamenti economici rispetto a cui, con o senza ZTL, nulla cambia.

La logica del mercato vuole infatti che “a minor domanda corrisponda un incremento dimensionale dell'offerta”, incremento che consente, proprio per la sua dimensione, di attirare la domanda laddove la domanda sia non più di necessità ma prevalentemente voluttuaria.

Nel dopo guerra c'era bisogno di tutto e le città erano ricche di negozi al minuto. Diminuendo il “bisogno di prodotti” la distribuzione si è ampliata dimensionalmente (superette e supermercati urbani). Quando il mercato è divenuto “saturo” la dimensione distributiva si è ulteriormente sviluppata (Centri e parchi commerciali).

Oggi il mercato è globale e la Distribuzione è disponibile Online, trasformando sempre più progressivamente l'esperienza di acquisto da “soddisfazione di un bisogno” ad “esperienza di premialità narcisistica”.

Questo significa che tutti i centri urbani delle cittadine di provincia – altro discorso meritano le metropoli che dispongono di diversa articolazione sociale e urbana – tendono al medesimo svuotamento commerciale del centro e a nuovi insediamenti “etnici” in rappresentanza delle nuove comunità che si insediano in aree periferiche o semi periferiche.

Il fenomeno è agevolato anche dal rapporto Costi/Ricavi possibili dei negozi urbani, rapporto appesantito dal costo delle locazioni centrali a cui non fanno riscontro adeguate marginalità operative per gli esercizi commerciali.

Inoltre in questa fase osserviamo la difficoltà anche da parte dei centri e dei parchi commerciali, quindi non solo dei commerci di vicinato, di contrastare la concorrenza del commercio online che non fermerà affatto la cavalcata alla conquista della maggioranza dei mercati e sarà inoltre sempre più supportato dalle applicazioni di Intelligenza Artificiale all'organizzazione d'acquisto del mercato di massa (ma questo è un altro argomento delicato che ci porterebbe lontano nella disanima della questione territoriale).


LA CITTA' RADIALE

Le prime ZTL degli anni '70 vennero istituite sia per ridurre l'impatto inquinante dei veicoli privati sia per contenere i volumi di traffico che affluivano verso il centro urbano generando caotici ingorghi. Alcune realtà urbane facilitarono, parallelamente allo sviluppo delle ZTL, la definizione di nuovi centri direzionali, una sorta di “policentrismo metropolitano” teso a decongestionare il centro trasformandolo da area commerciale e produttiva in “salotto buono” della società urbana.

Il processo venne accompagnato da un sostanzioso incremento del Trasporto Pubblico e dalla creazione di ampie zone di parcheggio privato, connesse al centro grazie all'offerta di TPL.

La Città quindi diventa “radiale” e strutturata su vari punti di interscambio modale, da mezzo privato a servizio di trasporto pubblico, definiti nei principali luoghi di convergenza extraurbana.

A sostegno della progettualità la riduzione dell'offerta di parcheggio privato in altre zone spinge la domanda ad accettare la proposta di interscambio, sempre che il servizio di TPL sia efficiente ed efficace.

Generalmente il costo per incrementare i servizi di TPL è coperto dal prezzo degli ingressi a pagamento nella ZTL e dalle multe erogate per infrazioni alle regole di accesso anche se, come ovvio, i tempi di ammortamento di opere, lavori e acquisizione di mezzi di trasporto sono da calcolarsi nella prospettiva minima trentennale.


IL SALOTTO BUONO

Osservando ciò che accade ed è accaduto nelle grandi città che vantano ZTL di ampie dimensioni il Centro si ridefinisce in “salotto buono” e si popola di commerci di alta gamma e di spazi di intrattenimento collettivi capaci di attirare la domanda. Se da un lato l'offerta di consumi di alto livello diviene di per sé motivo per affluire in centro (quello che gli americani chiamano “Window Shopping”, ovvero guardare e desiderare dalle vetrine), l'offerta ripetuta di eventi, spettacoli e proposte ludiche (pub, piano bar, discoteche, happening, concerti, concorsi et al) consente di moltiplicare gli accessi divenendo punto di attrazione, se adeguatamente comunicati, extra urbana.

Vercelli, città radiale per definizione urbanistica medievale, dispone della possibilità di raggiungere rapidamente alcuni obiettivi:

  • definirsi come “Città Sostenibile”, quanto meno dal punto di vista ambientale, attraverso l'estensione della ZTL e l'implementazione dei servizi di TPL

  • strutturarsi come “Città dei 15 minuti”, in cui ogni servizio essenziale è raggiungibile in pochi minuti a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici, implementando quindi il criterio di quella sostenibilità ambientale che definisce una “Qualità del Vivere” capace di far incrementare il valore della residenzialità

  • proporsi come centro di aggregazione interregionale nella creazione di eventi, percorsi culturali, settimane artistiche che abbiano gli spazi presenti nella ZTL il loro palcoscenico naturale (piazza Antico Ospedale, Teatro Civico, Piazza Cavour, Gioin) e stimolando nel contempo progettualità turistiche capaci di prospettare alla domanda potenziale le caratteristiche esclusive, quelle che nel linguaggio marketing si definiscono come “Vantaggio Competitivo”, della città e del territorio.


UN IMPEGNO COLLETTIVO

Risollevare la città dalle difficoltà provocate e messe in atto dall'evoluzione dei commerci e delle produzioni industriali – difficoltà che all'atto riguardano l'intera penisola con l'esclusione delle Città Metropolitane di Roma e Milano – deve essere un impegno collettivo.

Le dinamiche a tutti note di disagio del commercio e dell'economia non sono frutto di scelte sbagliate messe in atto dalle amministrazioni locali che si sono susseguite ma derivano dallo scenario globale e dal contesto nazionale e solo un'attenta analisi e la lucida consapevolezza dell'evoluzione economica in corso consente di pianificare un possibile sviluppo, una direzione strategica all'interno della quale affermare la “sopravvivenza urbana” tanto in termini di economia locale quanto, soprattutto, di sviluppo e integrazione sociale.



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