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NANI, NUTRIE E BALLERINE

  • Immagine del redattore: gil borz
    gil borz
  • 18 dic 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Ai tempi del PSI craxiano Rino Formica aveva descritto la politica come una sfilata di Nani & Ballerine. Definizione ancora valida oggi a cui, nella politica locale, si sono aggiunte le Nutrie.


“Anche i nani, al tramonto, proiettano lunghe ombre”, recita un antico adagio, e di nani la scena politica italiana straborda. Personaggi di minimo calibro e asfittico respiro affollano gli ambienti in cui si percepiscono redditi senza necessariamente sudare e il risultato è una politica asservita all'economia, prolungamento di interessi lobbistici e di più o meno candide consorterie.

Ballerine sono quelle figure di contorno, commentatrici e commentatori gaudienti e paludati, monolitici nelle perpetue contraddizioni, specialisti in giravolte e salti mortali, abilissimi nel restare in bilico sul nulla, camminando su un esile filo bilanciandosi con un ombrellino.

A questo scenario generale la politica locale aggiunge una nuova categoria, quella delle Nutrie dal manto pellicciabile e dal carattere aggressivo. Vivono sulla difensiva e mordono chiunque, cambiano campo senza vergogna intente esclusivamente a mantenersi in vita; perforano argini e fanno crollare certezze facilitando allagamenti e frane per la disperazione del contado.

Così abbiamo visto plotoncini di nutrie trasferirsi da un campo che si profilava dal magro raccolto ad uno che si auspicava rigoglioso, nutrie che ora temono che le promesse non mantenute dal campo prescelto, campo che rischia di non essere più rigoglioso come si era sperato, possano nuovamente mettere a rischio il proprio acquitrino di caccia.

Le nutrie, si sa, hanno sempre appetito e i campi in declino non fanno per loro.

Al centro della palude lo spaventapasseri che domina il campo rigoglioso è accusato dai nani di aver dato troppo campo alle nutrie, mentre tra le ballerine l'etoile di provincia, che dopo lunga gavetta ha trovato una scrittura su un palco principale, delude lo scarso pubblico e rischia di tornare tra le quinte.

Attorno, nei campi confinanti della vasta provincia, una serie di faide violente se non sanguinarie tra nani, nutrie e ballerine hanno per obiettivo la conquista del ruolo di spaventapasseri mentre sugli spalti dell'antico castello di Elsinore, come in un Amleto messo in scena dall'opera dei pupi, si profila l'ombra del fantasma di quel generale Decimo Maso che darà al Coriolano esiliato, recandolo sulle spalle, la palma della vittoria nella riconquista della città perduta ed ora assediata.

Questo solo per parlare della maggioranza la cui fortuna è data da una minoranza fatta di vento e brezza, voli pindarici e fuochi fatui, estivi gracidii e anfibie immersioni sotto la superficie: nulla di serio o tale da impedire il proseguire la batracomiomachia corrente.


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