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L'ALBERO DELLE ZOCCOLE

  • Immagine del redattore: Gilberto
    Gilberto
  • 28 apr
  • Tempo di lettura: 4 min

E' mai possibile, o poco di un cane, che le avventure in codesto reame...” cantava Fabrizio de Andrè su versi di Paolo Villaggio “.. debban risolversi sempre con grandi put ta a ne?”

E cosa dovremmo dire oggi osservando lo spettacolo offerto da alcuni rappresentanti politici ?


“Anche sul prezzo c'è poi da ridire, ben mi ricordo che pria di partire, v'eran tariffe inferiori alle tremila lire!”, terminava il povero Re Carlo sconvolto dagli effetti inflattivi provocati dalla guerra da cui tornava vincitor.

Dell'inflazione bellica, però, scriverò in altro momento.

Ora parliamo di cose serie.


Parliamo di Fi..

L'Albero delle Zoccole genera frutti costanti in questo paese in cui sembra che la Farsa sia la radice di ogni categoria politica, ma non intendo con questo intervento fare la solita, sciocca e bigotta morale di cui non saprei neppure personalmente che farmene, considerando una certa nomea di estimatore del genere maturata in un ormai remoto passato: ciò che mi preme capire è perché mai lo zoccolame e dintorni attecchisca con particolare vigore nell'area politica attualmente al governo.

Insomma: perché nel centro destra i morti di Fi sono prevalenti rispetto al centro sinistra?

Si tratta di un virus? Di un'epidemia? Di un malessere mentale? Di un disturbo ossessivo compulsivo? Entriamo nel merito.


In principio era B

Certo, diranno in molti, con un padre putativo del centro destra come B che altro potevi aspettarti da un raggruppamento che nell'emulazione del capo ha il suo baricentro ideale?

B, sia detto per inciso, era grande consumatore di frutti dell'Albero delle Zoccole, e a quanto pare sceglieva, potendo scegliere, primizie di particolare livello, capaci poi di far girare la testa al grande pubblico televisivo.

Ma lui era B, aveva le TV e un sacco di piccioli e chiunque disponga di un sacco di soldi è frequentemente attrattore fatale di aspiranti vedette così come un lume nella notte attira le falene. Qui la situazione è diversa.

Dopo lo sproloquio giambruniano su accoppiamenti multipli e carriere possibili, ci siamo trovati tra le mani la ferita lacero contusa della pelata ministeriale, prodotto post alterco derivante, si dice, dall'interruzione di un mandato di consulenza promesso e poi negato ad una avvenente e procace collaboratrice; stavamo quasi per dimenticarcene, fingendo di avere sognato, quando ne salta fuori un'altra che non ferisce di unghia ma di intervista, trasecolando l'audience affermando che da tempo frequenta le intimità di un ministro talmente incauto da affidare alla stessa incarichi di formazione all'interno del proprio dicastero.


La Tragedia e la Farsa

Così, mentre ondeggiamo di fronte alla trinità affermata del “Dio, Patria e Famiglia” perdiamo per strada l'idea di Famiglia e restiamo aggrappati all'idea di Dio e Patria, certi comunque che la seconda, la Patria, abbia ceduto da tempo armi e sovranità ad un Ente superiore su cui è difficile fare affidamento e che del primo, Dio, si siano perse le tracce da tempo.

Disillusi e abbandonati da motti, simboli e speranze, eravamo ormai giunti al ritrovare, serenamente e persino sorridenti, la Tragedia che si antepone alla farsa quando la farsa è tornata ad esplodere, affermando un provvedimento di grazia ad un'inveterata e intramontabile personcina, già olgettina e poi consigliera regionale, ora compagna di una dinastia ereditaria che, stando ai mormorii, sarebbe stata in affari (la dinastia) con un conclamato mostro statunitense specializzato nella combinatoria erotico-politica, sorta di globalizzazione del sesso minorile e dell'eros estremo a favore di oligarchi, mentre la personcina in questione avrebbe brigato in ambito minorile in un lontano Paese dell'emisfero australe dove la povertà si coltiva a piene mani facilitando così commerci non sempre e non propriamente etici.

Ora non ci resta che rispolverare Marx che nel 1852 apriva il suo saggio intitolato “il 18 brumaio di Napoleone Bonaparte” con la frase "La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa".


Un virus di Destra?

Mentre attendiamo lo sviluppo degli eventi, l'ira presidenziale e le scuse inesauste di un ministro ad elevato tasso alcolico, non possiamo però esimerci dal domandarci il perché l'Albero delle Zoccole fornisca i suoi frutti solamente al centro destra, quasi che si trattasse di un virus, di un sortilegio, di una malattia trasmissibile solo in certi scranni.

L'antropologo che alberga in noi suggerisce modestamente che il morbo attecchisca in chi si fa sopraffare dal Potere, in chi cede, improvvisamente e incolpevolmente, al delirio di onnipotenza che titilla l'amigdala di chi dispone di un potere a cui non era preparato e forse neppure predisposto. Considerando i curricula della nuova classe dirigente affermatasi col centro destra ritengo che l'ipotesi possa essere attendibile, ma la stessa ipotesi avrebbe dovuto affermarsi anche, che so, tra quei giallo verdi che con il Potere nulla avevano a che fare prima di raggiungerlo elettoralmente, ma non risulta agli atti che nel Mov piuttosto che nella Lega alberghi con particolare rilevanza il morbo che consuma, manifestamente, altri schieramenti.

Così sostengo che non di malaffare si tratti ma di patologia latente che con l'accesso al potere si conclama e manifesta in soggetti apparentemente sani, gente che respira il nostro stesso ossigeno, con cui potremmo fare colazione al bar, gente che non lo diresti ma forse sono portatori sani di una predisposizione all'immoralità.

Per certe malattie servono psicologi, e pure bravi, e noi elettori siamo disposti a farci carico di quel bonus psicologo già esistente purché certa classe dirigente si ricomponga, ritrovi l'equilibrio, trattenga gli impeti di machismo ormoguidato, offra ai giovani esempi di modestia e carità, competenza e rispetto istituzionale, oppure se ne vada.

Ma si sa: la tragedia torna in forma di farsa, e di questa storia, temo, toccherà parlarne ancora.


 


2 commenti


Linda
28 apr

Più che un problema “di schieramento”, sembra il riflesso di un modo diverso di vivere il potere e l’immagine pubblica.Nel centrodestra spesso la leadership è costruita sulla personalizzazione, sull’esibizione del successo, della forza, della virilità, della ricchezza. E in questo contesto certe storie diventano quasi parte del personaggio, non necessariamente un incidente da nascondere.

Nel centrosinistra, invece, pesa ancora una cultura più moralista o perlomeno più attenta all’apparenza della sobrietà. Le stesse vicende magari esistono, ma vengono occultate meglio o producono danni politici più immediati.

La vera domanda però non è chi frequenti più “l’albero delle zoccole”, ma perché l’elettorato continui a tollerare spettacoli che trasformano la politica in gossip permanente.Forse perché la politica stessa, da anni, preferisce intrattenere invece…

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Gilberto
Gilberto
28 apr
Risposta a

esatto: siamo alla farsa costante

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